GPS imprese di famiglia

News da parte di Marco Randazzo, partner del Network www.consulentiaziendaliditalia.it, il network nr. 1 in Italia che racchiude i migliori aziendalisti.

Ringrazio tutti i colleghi che hanno partecipato al webinar “Imprese di Famiglia: semplicemente complesse” dove abbiamo presentato il nostro strumento di analisi GPS.
Il GPS per l’Impresa di Famiglia costituisce un’autoanalisi allargata a 360° delle peculiari tematiche inerenti a ogni impresa di famiglia, che derivano dal caratteristico intreccio delle dimensioni famiglia-impresa-proprietà.
Ancorandosi alla nostra mappa di interpretazione e orientamento e scomponendo i vari elementi in fatti e situazioni concrete e specifiche, viene ricostruito un quadro “diagnostico” di insieme, una fotografia della realtà della propria impresa familiare.
Da qui, si possono identificare le proprie aree forti e quelle di opportunità, capire le priorità e quindi disegnare un proprio percorso nella direzione degli obiettivi desiderati.
La forza di questo strumento è la concretezza, la semplicità d’uso, il coinvolgimento profondo e pratico dell’imprenditore nell’analisi, nella ricerca, nello sviluppo e nell’attuazione delle soluzioni.
Invito tutti i colleghi a contattarci per condividere lo strumento e avviare percorsi di consulenza e/o passaggi generazionali con un approccio scientifico e guidato a 360°.
https://www.mywayconsulting.net/imprese-di-famiglia

registrazione webinar di Marco Randazzo sulle Imprese di Famiglia

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Ecco la registrazion del webinar:

Qui di seguito 2 pdf:
http://www.consulentiaziendaliditalia.it/wp-content/uploads/2021/02/Impresa-di-famiglia-mappa-scheda.pdf
http://www.consulentiaziendaliditalia.it/wp-content/uploads/2021/02/ImpreseFamiglia_MyWay_Webinar-23-febbraio-2021.pdf

Un bando con le competenze

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Video newsletter:

In apertura l’edizione 2020 del bando TEM di Invitalia

Tutti pronti per il 9 marzo, data di apertura del bando TEM. Già da diversi giorni si sentiva parlare di questa
tempistica, ma solo con ieri pomeriggio il sito web di Invitalia ha reso note alcune informazioni in più. Solo
questa mattina sono state pubblicate alcune FAQ non del tutto esaustive.
Il bando di per sé è molto interessante: l’obiettivo è quello di supportare processi di internazionalizzazione
anche attraverso sistemi digitali, tramite consulenze specialistiche fornite dai Temporary Export Manager.

Caratteristiche principali della misura

Si rivolge poi alle sole MPI (micro e piccole imprese) del settore manifatturiero (settore ATECO C), che
possono proporsi in forma singola o associata.
Sono cinquanta i milioni che verranno suddivisi tra i soggetti beneficiari sottoforma contributi in regime de
minimis. Attenzione quindi all’eventuale superamento del proprio plafond triennale. Un cinque per cento
della torta è poi riservato alle imprese in possesso del rating di legalità.
Per le micro e piccole imprese il contributo potrà arrivare fino a 20.000 euro, a fronte di un contratto di
consulenza di importo non inferiore, al netto dell’Iva, a 30.000 euro.
Per le reti di impresa invece, il contributo sale fino a 40.000 euro a fronte di un contratto di consulenza di
importo non inferiore, al netto dell’Iva, a 60.000 euro.
E’ inoltre possibile ottenere un contributo aggiuntivo pari a 10.000,00 € se si raggiungono i seguenti risultati
sui volumi di vendita all’estero:
 incremento di almeno il 15% del volume d’affari derivante da operazioni verso paesi esteri
registrato nell’esercizio 2022, rispetto allo stesso volume d’affari registrato nell’esercizio 2021
 incidenza – nell’esercizio 2022 – almeno pari al 6% del volume d’affari derivante da operazioni verso
paesi esteri sul totale del volume d’affari
Ci sono delle indicazioni anche su come definire l’entità del contratto di consulenza: per prima cosa la
durata, che dovrà essere di dodici mesi per le MPI e di ventiquattro per le reti. Occorrerà inoltre indicare il
numero di giornate uomo richieste, tenendo conto che il compenso massimo giornaliero riconoscibili è pare
a 500,00 €.

Tempistiche di adesione

Finora tutto semplice (più o meno): la domanda dovrà essere caricata online nella prima finestra temporale
indicata, ossia dal 9 marzo al 22 marzo 2021. Al contrario di altri bandi, questo costituirà solo un primo
step, che potremmo definire “compilazione”.
Occorrerà infatti procedere al secondo step di “presentazione”, dal 25 marzo al 15 aprile 2021, una sorta di
conferma di quanto già inviato ad Invitalia.
Sarà necessario anche richiedere preventivamente il contributo aggiuntivo. Questo darà luogo a due
ulteriori finestre temporali: se non si è richiesto il contributo dovranno richiedere erogazione del contributo
dal 1 giugno 2022 al 15 giugno 2022; viceversa, dal 2 maggio 2023 al 30 giugno 2024.
Che sia un deterrente di Invitalia per evitare un click day?
Ad ogni modo, le complessità non sono finite, e non riguardano tanto le aziende, ma bensì gli stessi
consulenti che dovranno erogare il servizio.

Le richieste del bando per i professionisti

I TEM devono infatti essere iscritti ad apposito elenco del MISE e non possono considerarsi tali quelle figure
che già vantano tale qualifica. Per quale motivo? Perché per questo bando il TEM non deve essere
competente per i soli ambiti di internazionalizzazione, ma anche e soprattutto per l’ambito digitale.
Deve quindi essere in grado di dimostrare oltre alle proprie competenze ed esperienze pluriennali, anche il
possesso di specifiche certificazioni su temi quali ad esempio e-commerce, IT, sales, utilizzo di social
network.
I TEM interessati possono proporsi sia in qualità di professionisti, sia in qualità di Società di TEM. In questo
caso i requisiti sono leggermente diversi.
Anche per i professionisti l’onere di rispettare delle date: per loro la finestra di iscrizione all’elenco del MISE
è fissata dal 18 marzo al 6 maggio 2021.
Insomma, un bando per nulla semplice, perché il margine di errore e di dimenticanza è dietro l’angolo.
Soprattutto, è il segno della forte necessità di individuare delle figure professionali con competenze
trasversali. Il focus quindi non è esclusivamente posto sul progetto, ma sull’essere certi che figure
imprenditoriali come le micro e le piccole imprese siano adeguatamente seguite.

Scopri gli aggiornamenti firmati Open in tema di Investimenti in startup, Compliance e Fondo Nuove competenze

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Evento 24 febbraio sugli Adeguati Assetti: la differenza tra indizi e prove…

Evento 24 febbraio sugli Adeguati Assetti: la differenza tra indizi e prove… (iscriviti subito gratis su ▼▼ https://www.ilnuovocommercialista.it/evento-adeguati-assetti/)

Ai sensi dell’art. 14 comma 1 del d.lgs. n.14 del 2009, a decorrere dal 15 agosto 2020 gli organi di controllo e il revisore devono segnalare al Cda l’eventuale non adeguato assetto organizzativo, il prevedibile andamento della gestione, il disequilibrio finanziario dell’impresa nonchè l’esistenza di fondati indizi di crisi. La differenza tra indizi e prove: Parliamo di prova quando abbiamo la certezza che l’azienda sia in crisi. E’ evidente come la certezza che una azienda sia in crisi, si ha quando si manifestano già effetti della crisi: perdite economiche, dissesto finanziario, insolvenza etc. …se non vuoi continuare nella lettura puoi subito iscriverti gratuitamente all’evento di domani in streaming (clicca sul seguente link per info https://www.ilnuovocommercialista.it/evento-adeguati-assetti/)

Tuttavia, cosi come dice l’articolista dell’articolo nella foto più in basso, il vero spirito della riforma della crisi è creare un sistema di prevenzione che abbia come obiettivo quello di anticipare la creazione degli effetti della crisi, e che sia quindi in grado di impedire il dissesto economico finanziario e l’insolvenza cosi come prescrive l’art 2086 c.c. Gli indizi, invece, non si vedono sul bilancio in quanto si tratta di elementi, quali ad esempio: potrebbero essere una lita tra soci, una mancanza di leadership, un clima aziendale negativo, l’incapacità dell’azienda di innovare, la “costumer satisfatcion” che sta scendendo, la perdita di quote di mercato oppure la mancanza di formazione nell’azienda.

Questi elencati sono tutti indizi di crisi che se non vengono contrastati produrranno inefficienze, le quali a sua volta produrranno dissesti economici che porteranno all’aumento di fabbisogno di debito. L’aumento del fabbisogno di debito produrrà un aumento degli interessi passivi, i quali aumenteranno le perdite, che sommate le une alle altre eroderanno il capitale netto andando a creare un deficit patrimoniale, quindi l’insolvenza, il dissesto e infine il fallimento. È necessario pertanto, spiegare a tutti come la riforma della crisi non sia stata fatta per creare allerta al superamento degli indici, che rientra nel novero della prova di crisi e quindi nelle procedure concorsuali, piuttosto la riforma della crisi nasce per fare prevenzione, EARLY WARNING ed è il motivo per il quale è stato creato l’art 2086 c.c.

Bisogna quindi lavorare sugli indizi e questi non sono nel bilancio che è come il marito cornuto ultimo a sapere del tradimento della moglie. Gli eventi, quindi, prima accadono in azienda e solo successivamente si vedono sul bilancio che è sì idoneo a vedere le prove della crisi ma non in grado di intercettare gli indizi. Guarda il video e partecipa al prossimo evento gratuito sugli Adeguati Assetti per saperne di più: https://www.ilnuovocommercialista.it/evento-adeguati-assetti/

📌 Contributi per il Made in Italy, prototipazione e altro ancora: leggi i nostri articoli della settimana

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Eventi 12 e 15 gennaio: anche la prassi Universitaria è concorde sulla Balanced Scorecard

Ormai non ci sono più lati oscuri: TUTTE LE AZIENDE IN BONIS DEBBONO RISPETTARE IL 2086 2′ comma. Dopo le sentenze dei TRIBUNALI DI MILANO E ROMA ora anche la prassi Universitaria è concorde (si veda articolo di oggi del Sole024Ore in basso).

La Balanced Scorecard e quindi il Cruscotto di Controllo se adottati in azienda costituiscono adeguate assetti organizzativi amministrativi e contabili rispettando il 2086 secondo comma e mettono al riparo gli amministratori da ogni responsabilità.

Senza adeguati assetti per gli amministratori i rischi sono altissimi e pericolosissimi.

Sei sicuro che mettere al corrente i tuoi clienti di
tale obbligo (già in vigore dal 16 maggio 2019) e dargli una soluzione NON SIA UNA COSA URGENTISSIMA?

Da settembre il primo periodo di utilizzo del cruscotto (che dura 16 mesi) lo puoi pagare in 12 rate mensili.

Di tutto questo e tanto altro parleremo ai prossimi eventi Gratuiti in webinar del 16 e 20 ottobre su piattaforma GotoMeeting:

Bootcamp Cruscotto 16 ottobre— https://www.cruscottodicontrollo.it/evento-cruscotto-di-controllo-reggio-emilia/

Bootcamp Cruscotto 20 ottobre— https://www.cruscottodicontrollo.it/evento-cruscotto-di-controllo-milano/
Cosa faremo ai Bootcamp?

Orario 9-16:
inizio lavori 9
pausa caffè ore 11
pausa pranzo ore 13
termine lavori ore 16

Argomenti del corso:

Bootcamp Cruscotto di Controllo: come costruire una Balanced Scorecard
Art. 2086 II comma e la Riforma delle crisi già in vigore al 16/03/2019
Definire una PIANIFICAZIONE STRATEGICA AZIENDALE di successo sulla base di analisi dell’ambiente, del mercato
Analisi SWOT, punti di forza e di debolezza
Costruire una MAPPA STRATEGICA dell’azienda che sia UNA VERA GUIDA alle scelte imprenditoriali future
La Balanced Scorecard di Kaplan e Norton
Individuare gli INDICATORI fondamentali (KPI), i PESI e gli OBIETTIVI da misurare nelle 4 principali aree aziendali, per raggiungere tutti gli obiettivi prefissati
Costruzione di una Balanced Scorecard partendo da un foglio bianco
Utilizzare la PIATTAFORMA del Cruscotto di Controllo: come inserire i valori misurati ed ottenere uno ‘screening’ completo e dettagliato della tua azienda
Case history reali su Cruscotti già costruiti
RELATORE: Prof. Simone Brancozzi

Certificazione Balanced Scorecard Italia, un navigatore per guidare le imprese

Google ci sta abituando bene.

Con Google Maps ci offre una serie di informazioni che non sono solo relative al percorso per raggiungere la meta finale, ma riguardano una serie di variabili che ci consentono di valutare tempi e costi (con o senza pedaggi) del percorso indicato.

Ma non basta. Se lungo il percorso ci sono degli imprevisti li segnala e suggerisce delle alternative per aggirarli.

Questo è quello che deve fare un efficace navigatore.

A guidare ci pensate voi e siete voi a decidere se e quanto seguire le indicazioni del navigatore.

Quanto più vi trovate ad affrontare un ambiente esterno poco conosciuto e con numerose probabili imprevisti, più il navigatore tende a diventare imprescindibile se si vuole raggiungere la meta in tempi decorosi.

Il navigatore, per realtà complesse come le imprese, non può limitarsi ad indicare la meta che si vuole raggiungere e i tempi necessari in base alla velocità.

Deve indicare come minimo la regolarità del traffico e i consumi di carburante.

La Balanced Scorecard è per un’impresa un navigatore di ultima generazione, che effettua anche un check preventivo dell’autovettura con la quale si vuole effettuare il viaggio.

Poiché potrebbe anche essere il mezzo inadatto.

Non si limita a verificare i risultati eco-fin finali rispetto a quelli desiderati, ma costringe a risalire alle cause di questi risultati.

Si cerca di mettere a fuoco che non è solo la velocità (andamento del fatturato) l’unica variabile che condiziona il «viaggio», ma ci sono altre variabili con potenziale impatto strategico. Se non si considerano anche queste variabili si rischia di non riuscire a «mantenere la rotta» e peggio ancora non si riesce a raggiungere la meta (strategy execution).

L’attenzione grazie ad un «navigatore» efficace è sul prevenire situazioni di crisi e non su come curare o uscire dalla crisi. A quel punto intervenire potrebbe essere troppo tardi: si è definitivamente usciti di strada. Meta ed obiettivi da perseguire devono essere decisi prima di iniziare il «viaggio» dai vertici dell’impresa. Così, ad esempio, si possono definire gli obiettivi che ci si dà per superare il periodo pandemico, da qui al 2023, con alcune indicazioni sino al 2025.

Ad esempio, ci si può chiedere: si vuole crescere o rimanere dimensionati così come si è oggi? Crescere non è un imperativo categorico e quando qualcuno parla di “nanismo” delle imprese italiane voi ditegli di sì, ma poi fate quello che reputate meglio.
A dimostrazione del fatto che si tratta di un’espressione fuorviante ci sono i positivi risultati eco-fin proprio di molte Pmi italiane. Il problema caso mai è un altro: quello delle competenze. Quelle tecniche di business anche nelle Pmi ci sono; quelle manageriali un po’ meno. Questo è il problema delle nostre imprese ed è trasversale a tutte le dimensioni aziendali. La soluzione è fare un po’ di executive education, per suggerire a chi gestisce alcune soluzioni che potrebbero aiutare a gestire meglio. Le Teorie di management, in questi ultimi terribilmente difficili 20 anni, si sono evolute in misura sensibile.

La Balanced Scorecard aiuta a fare un passo anche in questa direzione. Questo infatti è lo strumento che costringe le persone del vertice (imprenditore e i suoi principali collaboratori) a pensare e poi ad agire come team, «una squadra» che ha una serie di obiettivi in comune.

Questi obiettivi, infatti, per essere conseguiti devono essere il frutto di un lavoro di squadra.

Un esempio, la gestione del magazzino.

Un efficace gestione del magazzino che non è l’alta rotazione e basta, ma è l’alta rotazione senza andare in rotture di stock e con la capacità di evadere ordini sempre completi, in ogni voce che li caratterizza. Si tratta di migliorare il servizio ai clienti. Orbene questa efficacia dipende dalla capacità di far lavorare insieme vendite-commerciale, produzione, acquisti e magazziniere.

La peculiarità della Bsc è che considera come fondamentali, per dare attuazione alla strategia, e quindi per mantenere la rotta desiderata, le azioni da intraprendere in quattro aree: l’area finanziaria per l’importanza delle disponibilità di adeguate risorse finanziarie (Financial perspective); la prospettiva del cliente con la capacità di fidelizzare i clienti stessi (Customer perspective), quella dei processi gestionali (process perspective) e quella dell’apprendimento e innovazione (learning and innovation perspective).

Le 4 prospettive della Balanced Scorecard

Gli obiettivi da fissare e da perseguire sono quelli che rientrano in queste 4 prospettive. E vanno definiti con riferimento alle poche variabili dalle quali dipende il raggiungimento della meta finale. Con la Balanced Scorecard è possibile disegnare e configurare, con riferimento alla propria azienda, il «navigatore» ideale, quello che aiuta a muoversi nella direzione di marcia desiderata.

È anche per questo che alla Liuc Business School abbiamo predisposto un percorso di 8 giornate al fine di consentire a dei professionisti di conseguire il Developer Balanced Scorecard Degree.

Al termine di questo percorso, sarai tra i pochissimi in Italia, ad avere la prima e unica certificazione sulla Balanced Scorecard, ed inoltre sarai iscritto all’Albo dei Developer Balanced Scorecard Italiani.

La Balanced Scorecard è lo strumento di gestione aziendale più innovativo ed efficace che c’è, utilizzato da 8 aziende su 10 negli Usa!

ASCOLTA LE TESTIMONIANZE DEI PARTECIPANTI DELLA SCORSA EDIZIONE https://www.youtube.com/watch?list=PLcoLScaL1oOS9gp-RBPYZvRqIy5dkIaDz&v=TuvFpFUkMywhttps://lnkd.in/efAmzhZ

Dai una svolta al tuo futuro, iscriviti al programma di certificazione della LIUC sulla Balanced Scorecard, per dare alle imprese una consulenza di altissimo valore e strumenti all’avanguardia per affrontare il futuro con fiducia.

l’Istituto Nazionale Revisori definisce cosa serve per avere Adeguati Assetti

Ciao,

ti volevo girare queste slide di un corso tenuto dall’ Istituto Nazionale Revisori: le ultime tre chiariscono che per avere un adeguato assetto organizzativo e contabile e rispettare il 2086 secondo comma… e non mettere nei guai gli amministratori, occorre necessariamente una BALANCED SCORECARD!

Ecco le slide: https://www.ilnuovocommercialista.it/wp-content/uploads/2020/11/2020-10-07-Crisi-dimpr-e-continuitÃ-aziendale-1.pdf/

Come vedi piano piano stanno venendo tutti dalla nostra parte.

Ti ricordo che all’evento Gratuito in streaming del prossimo mercoledì 13 gennaio parleremo di questi temi toccati anche dall’ Istituto Nazionale Revisori e tanti altri riguardanti il futuro della professione:

per info e iscrizioni all’evento sugli Adeguati Assetti vai su –https://www.ilnuovocommercialista.it/evento-adeguati-assetti/

Ecco il video di presentazione dell’evento gratuito del mercoledì (orario 12-14.30). Sotto puoi vedere il programma dell’evento.

I nuovi obblighi sull’adozione Adeguati Assetti Organizzativi Amministrativi e Contabili prescritti dal secondo comma dell’art. 2086 Codice Civile: Casi pratici di Misurazione ed Implementazione

Un nuovo servizio ad alto valore aggiunto che il commercialista potrà offrire ai suoi clienti

Relatore Prof. Simone Brancozzi

PROGRAMMA:

Patologia Generale dell’azienda: Perche le aziende falliscono
Il Passaggio dallo stato di CONTINUITA’ AZIENDALE (GOING CONCERN) allo stato di DECOZIONE e FALLIMENTO
La riforma della Crisi (D.Lgs. 14/2019) ed il nuovo Art. 2086 secondo comma
La Prevenzione delle crisi
I requisiti necessari di un adeguato assetto organizzativo amministrativo e contabile
La Giurisprudenza: Le prime sentenze in materia di adeguati assetti
La Dottrina prevalente in tema di adeguati assetti
La Balanced Scorecard come strumento idoneo a dotare l’azienda di adeguati assetti.
La Misurazione dell’Adeguatezza degli assetti organizzativi amministrativi e contabili
Strumenti ed esempi di misurazione
Domande e risposte in diretta
Cosa aspetti? Partecipa Gratis !

Evento sugli Adeguati Assetti –https://www.ilnuovocommercialista.it/evento-adeguati-assetti/

Transizione 4.0: occhio alla retroattività. Non per tutte le misure le maggiorazioni si riversano sul 2020

News da parte di Open, partner del Network www.consulentiaziendaliditalia.it, il network nr. 1 in Italia che racchiude i migliori aziendalisti.

Qui di seguito trovi la video newsletter:

Il pacchetto Transizione 4.0 ha subito diverse modifiche con la legge di Bilancio 2021.
I cambiamenti più importanti sono stati previsti per il credito investimenti: oltre alla maggiorazione delle
aliquote e dei massimali, sono state anche inserite nuove voci di spesa ammissibili, come ad esempio gli
investimenti per lo smartworking, al momento ammissibili per il solo esercizio 2021.
In ordine alle modifiche apportate, viene subito dopo la Ricerca e Sviluppo: anche in questo caso si è
intervenuti su alcune voci di spesa, al fine di porre rimedio ad alcune mancanze del Legislatore nella
precedente legge di bilancio. In secondo luogo, vengono aumentate le percentuali di beneficio ottenibile.
In ultimo la Formazione 4.0: nessuna modifica in merito all’entità agevolativa, ma sono previste nuove voci
di spesa ammissibili, in ottemperanza alla normativa europea.

Quale disciplina è davvero retroattiva
Negli ultimi giorni, da una lettura testuale del contenuto normativo è possibile rintracciare un’operatività
retroattiva sull’intero pacchetto.
Palese, nel caso del credito investimenti, più dubbio nel caso della Ricerca e Sviluppo. La conseguenza è in
ogni caso chiara: in assenza di norme di coordinamento l’aumento di aliquote fa gola al contribuente che
cerca di ottenere il massimo beneficio dai suoi investimenti.
In effetti, ai commi relativi alla ricerca e sviluppo e alla formazione 4.0, la nuova normativa andrebbe
applicata “nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019” “e fino a quello in
corso al 31 dicembre 2022”.
Leggendo tale disposto normativo, per ovvie ragioni la retroattività sembra essere applicabile. Ma è
davvero così?
Per il credito investimenti, l’applicazione retroattiva è parziale e data dalla sovrapposizione delle due
norme: in questo caso infatti, per gli investimenti a partire dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre
2021 (salvo possibilità di prolungare l’arco temporale fino al 30 giugno 2022 versando un acconto del 20% e
in presenza di un ordine controfirmato al 31/12/2021) è già possibile fruire del nuovo credito di imposta.
Data la facoltà al contribuente di poter utilizzare anche negli anni successivi le quote di credito non
utilizzate, come confermato dall’Agenzia delle Entrate nell’ultimo incontro di Telefisco, resta in capo a
quest’ultimo valutare la convenienza di quale norma applicare, in un trade off tra aliquota maggiore e
prudenza in un’eventuale sede di controlli.
Caso diverso per le altre due materie oggetto di credito di imposta.
In questo caso occorre effettuare un’analisi più dottrinale e valutare la differenza tra le modifiche di
coordinamento formale e sistematico e quelle di carattere sostanziale apportate alla normativa.
Sulla base di questo principio, possiamo infatti distinguere due tipi di interventi da parte del Legislatore:
1- Il primo, volto a colmare alcune lacune, ad armonizzare i disposti normativi e specificare alcune voci
di spesa;
2- Il secondo volto ad entrare nel merito e nella qualità della misura in sé, aumentando sia le aliquote
applicabili, sia i massimali, con conseguenze sensibili su quanto effettivamente possa spettare a
singolo contribuente interessato.

Mentre gli interventi del primo gruppo non interferiscono nella sostanza della norma, ma cercano di
conferire maggiore ordine al testo legislativo, nel secondo caso viene intaccata l’essenza della misura.
Occorre in aggiunta fare riferimento al principio generale per cui la legge non dispone che per l’avvenire,
non potendo assumere fattispecie verificatesi prima della sua entrata in vigore. Nel caso di specie la Legge
di Bilancio ha iniziato a produrre effetti dal 1° Gennaio 2021. Diversamente, si sarebbe dovuto inserire un
chiaro ed espresso riferimento alla volontà di applicare retroattivamente le discipline, come nel caso del
credito investimenti.
Ad ogni modo, in assenza di una linea guida certa da parte del Ministero non resta che operare
prudenzialmente, rispettando quanto previsto per il 2020 e attuando nel caso una contabilità separata per
quelle spese da considerare ancora “in forse”.

Temporary framework: proroga al 31 dicembre 2021
Plafond più alti e possibilità di trasformare i contributi in liquidità

Lo scorso 28 gennaio la Commissione europea è intervenuta in tema di Temporary Framework.
Tale strumento è stato adottato da marzo 2020 con il fine di sostenere l’economia europea durante la
pandemia ancora corrente. L’obbiettivo è quello di cercare di sopperire alle carenze di liquidità da parte
delle imprese consentendo agli Stati Membri di adottare misure di sostegno derogatorie.
Oggetto di diverse modifiche e adeguamenti, è stato prorogato al 31 dicembre 2021, con un aumento
dell’importo concedibile alle imprese con perdite di fatturato superiori al 30% (da 3 a 10 milioni).
Ancora, vengono aumentati i massimali degli aiuti di Stato da 800 mila a 1,8 milioni di euro.
Tale soglia è valida per la generalità delle imprese, ad esclusione di alcuni settori, quali l’agricoltura e la
pesca.
In questo caso infatti le soglie passano dai 100 mila euro per l’agricoltura ai 225 mila; e da 120 mila euro
per i settori della pesca e dell’acquacoltura a 270 mila euro.
La proroga del TF è valida per tutte le misure previste nel quadro temporaneo, compree le misure di
ricapitalizzazione il cui termine era prima fissato al 30 settembre 2021.
Ricordiamo che gli interventi del TF sono cumulabili con il de-minimis.
La maggiore novità resta la possibilità di convertire, fino al 31 dicembre 2022, gli strumenti rimborsabili
concessi nell’ambito del quadro in altre forme di aiuto, come ad esempio sovvenzioni a fondo perduto.
Ciò si traduce nella possibilità per un molte aziende di utilizzare eventuali contributi fuori plafond,
trasformandoli di fatto in liquidità, senza dovervi rinunciare, rimborsarli o pagare sanzioni.
Per quanto sembri una boccata d’aria per il bacino potenziale di utenti, d’altra parte occorre considerare la
possibile difficoltà di calcolo degli aiuti già fruiti. Infatti, a titolo esemplificativo e non esaustivo, rientrano
gli aiuti per la produzione e la fornitura di dispositivi medici, i ristori, le agevolazioni regionali per il Covid, gli
aiuti per la ricapitalizzazione delle imprese, le garanzie Ismea, la decontribuzione Sud per l’occupazione e
molte altre..

Sicuramente uno strumento valido e anzi necessario per consentire una ripresa cosciente e strutturale delle
imprese, che deve però essere dettata da una strategia interna e non dalla smania di ottenere il più
possibile.

Fondo salva-imprese: ristrutturare le PMI in difficoltà con un quid in più
Dal 2 febbraio si è aperta la finestra temporale di Invitalia

Il Decreto Rilancio, nello specifico l’articolo 43, istituisce il Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali
e la prosecuzione dell’attività di impresa. Per tale fondo sono stati stanziati ben 300 milioni.
A valere sulle risorse, Invitalia è nuovamente nominato gestore di un’altra misura, che si è ufficialmente
aperta il 2 febbraio scorso.
Obiettivo del bando nazionale è finanziare programmi di ristrutturazione finalizzati alla salvaguardia dei
livelli occupazionali e alla prosecuzione dell’attività d’impresa.
Beneficiari
E’ una misura particolare con un bacino non troppo ampio di possibili beneficiari. Infatti possono proporsi
le società di capitali con almeno 250 dipendenti, che si trovino in uno stato di difficoltà economico-
finanziaria, o imprese che detengano beni e rapporti di rilevanza strategica per l’interesse nazionale.
Inoltre devono avere già avviato un confronto presso la struttura per la crisi d’impresa del Ministero dello
sviluppo economico perché in difficoltà economica.
Come agisce il fondo
Invitalia effettua investimenti diretti nel capitale di rischio purchè vengano rispettate le seguenti condizioni:
– la partecipazione diretta acquisita (Equity) deve essere di minoranza;
– l’intervento complessivo per singola operazione non può superare l’ammontare di 10 milioni di
euro;
– l’operazione di investimento è effettuata unitamente e contestualmente a:
o investitori privati indipendenti che apportano almeno il 30% delle risorse previste;
o all’impresa proponente che garantisce un contributo proprio pari ad almeno il 25% per le
piccole imprese, 40% medie imprese e 50% grandi imprese;
o Exit a 5 anni con condizioni di uscita definite già nell’operazione di investimento.

Ulteriormente, il Soggetto gestore potrà realizzare investimenti in quasi equity.
Cosa occorre per presentare domanda
Le aziende interessate alla misura devono predisporre un programma di ristrutturazione dettagliato,
finalizzato alla salvaguardia dei livelli occupazionali e alla prosecuzione dell’attività di impresa, individuando
anche tutti gli strumenti, le politiche e le strategie per il raggiungimento degli obiettivi, ad esempio tramite
l’individuazione di potenziali compratori, o manifestando l’opportunità di acquisto da parte dei propri
dipendenti.
La sottomissione della domanda deve avvenire telematicamente, sfruttando la piattaforma e la
documentazione fornita da Invitalia, fino ad esaurimento fondi.