Come si applica l’imposta fissa di registro agli atti che contengono più disposizioni?

REGISTRAZIONE DI ATTI RECANTI PIU’ DISPOSIZIONI CHE NON HANNO CONTENUTO PATRIMONIALE

L’articolo 21, primo comma, del TUR stabilisce che: “se un atto contiene più disposizioni che non derivano necessariamente, per la loro intrinseca natura, le une dalle altre, ciascuna di essa è soggetta ad imposta come se fosse atto distinto”.

Il secondo comma del suddetto articolo recita: “se le disposizioni contenute nell’atto derivano necessariamente per la loro intrinseca natura le une dalle altre, l’imposta si applica come se l’atto contenesse la sola disposizione che dà luogo all’imposizione più onerosa.

La Corte di Cassazione ha recentemente precisato che le singole disposizioni contenute nell’atto rilevano autonomamente, ai sensi dell’articolo 21, comma 1, del TUR, solo qualora ciascuna di esse sia espressione di una autonoma capacità contributiva.

L’imposta di registro deve essere, quindi, applicata distintamente per ciascuna disposizione solo con riferimento alle disposizioni negoziali dotate di contenuto economico che concretizzano, quindi, un indice di capacità contributiva.

Da ciò consegue che, nel caso in cui in un atto siano presenti più disposizioni di contenuto economicamente apprezzabile, occorre assoggettare a tassazione autonomamente le singole disposizioni ai sensi dell’articolo 21, comma 1, del TUR, salvo che tra le singole disposizioni ricorra un rapporto di necessaria derivazione. In tal caso l’imposta deve essere corrisposta solo con riferimento alla disposizione che determina l’imposizione più onerosa.

Diversamente, nel caso in cui le disposizioni contenute nell’atto non siano suscettibili di una autonoma valutazione economica, non si realizza una espressione di capacità contributiva.

Di fatto, in assenza di un contenuto economicamente valutabile, non risulterebbe integrato un indice di capacità contributiva.

A titolo esemplificativo, si precisa, dunque, che nell’ipotesi in cui nel medesimo documento siano contenuti più atti di procura, non trova applicazione l’articolo 21 del TUR.

Le procure si caratterizzano, infatti, come atti non aventi contenuto patrimoniale, ed in virtù di tale precipua caratterizzazione, sono comprese, ai fini 6 dell’imposta di registro, tra gli atti da registrare in termine fisso, con imposta in misura fissa, se redatte per atto pubblico o scrittura privata autenticata.

Pertanto, nell’ipotesi in cui nel medesimo documento siano contenute più procure, l’atto deve essere assoggettato a tassazione, ai fini dell’imposta di registro, con applicazione di un’unica imposta fissa.

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Recupera i tuoi crediti pur essendo sprovvisti di titolo esecutivo

L’art. 499 c.p.c. recita: ”…i creditori sprovvisti di titolo esecutivo (sentenza, decreto ingiuntivo etc.), purchè al momento del pignoramento…siano titolari di un credito di somma di denaro risultante dalle scritture contabili…possono intervenire nel processo di esecuzione…”.

Vediamo che vuol dire e che vantaggi comporta. Nella disciplina precedente il creditore, poteva intervenire in una procedura esecutiva (tipo pignoramento) iniziata da altri purchè munito di titolo esecutivo. E quindi doveva sostenere sia costi per procurarselo (causa civile ordinaria – ricorso per decreto ingiuntivo etc.) che i costi per l’intervento in procedura esecutiva. Succedeva però che, nelle more del giudizio ordinario (e i tempi della Giustizia civile li conosciamo bene), i creditori c.d. “titolati” per soddisfare i loro crediti, aggredivano l’intero patrimonio del debitore. Con la conseguenza che il malcapitato creditore “tardivo”, riusciva a recuperare parte del credito e solo su ciò che residuava dalle vendite. Poteva addirittura non trovare nulla. E così doveva sobbarcarsi il doppio dei costi per il doppio dei processi. Ma senza un apprezzabile risultato in termini di recupero del credito.

Disciplina attuale: oggi il creditore sprovvisto di titolo esecutivo, purchè abbia un credito risultante dalle scritture contabili (e l’imprenditore è obbligato alla tenuta delle scritture contabili, che quindi sono già presenti, non deve procurarsele), allegandone l’estratto autentico notarile (che ha un costo irrisorio, di poche decine di euro ad estratto), può intervenire nel processo esecutivo iniziato da altri. In sostanza, se il debitore riconosce il credito (dicendo al Giudice: “è vero, ho contratto questo debito”), tale riconoscimento funge da titolo esecutivo, senza bisogno di adire la Giustizia civile ordinaria. Permettendo all’imprenditore/creditore di concludere positivamente ed in tempi brevissimi, la procedura volta al recupero dei propri crediti.

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Niente credito d’imposta se si viola la normativa sulla salute e sicurezza dei lavoratori

La Cassazione ha affermato che non spettano le agevolazioni fiscali per i neoassunti nel caso in cui l’azienda abbia violato la normativa sulla sicurezza e salute dei lavoratori. Nel caso di specie, infatti, non rileva l’entità della sanzione inflitta.

Nel merito un’azienda si è opposta dinanzi alla Commissione Tributaria alla revoca di un credito d’imposta. La questione, arrivata dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale, ha visto l’accoglimento dell’appello dell’Agenzia delle Entrate perché la revoca del beneficio presuppone che siano state irrogate sanzioni in materia di sicurezza e salute dei lavoratori, indipendentemente dall’entità della sanzione e anche nel caso in cui le sanzioni siano di tipo formale.

Infatti, per la Corte, al caso di specie è inapplicabile l’art. 4, comma 7, Legge n. 449/1997, in quanto lo stesso è attinente a violazioni della normativa fiscale e contributiva in materia di lavoro, non a violazioni della normativa sulla salute e sicurezza dei lavoratori.

Una tale lettura della norma appare conforme alla ratio di coniugare la politica incentivante verso le imprese che assumono nuovi dipendenti con la necessità di garantire un livello non minore di tutela per l’incolumità psicofisica sul luogo di lavoro.

In conclusione, per i neoassunti non competono le agevolazioni fiscali se non si rispettano le norma sulla salute e sicurezza sul lavoro.

Occhio agli avvisi di accertamento, ora sono esecutivi!

A partire dal 1° ottobre 2011 gli avvisi di accertamento emessi dall’Agenzia delle Entrate diventano esecutivi (legge n. 111 del 15 luglio 2011).

Come previsto dall’ art. 29 del decreto legge n. 78/2010, gli avvisi devono contenere l’ intimazione ad adempiere – entro il termine di presentazione del ricorso – all’ obbligo di pagare gli importi in essi indicati o un terzo delle maggiori imposte accertate – a titolo provvisorio – nel caso in cui si decida di ricorrere davanti alla Commissione tributaria.
L’intimazione ad adempiere al pagamento deve essere contenuta anche nel connesso provvedimento di irrogazione delle sanzioni e negli atti successivi, in tutti i casi in cui siano rideterminati gli importi dovuti.

Gli avvisi di accertamento diventano esecutivi dopo 60 giorni dalla notifica e devono espressamente riportare l’avvertimento che, trascorsi 30 giorni dal termine utile per il pagamento, la riscossione delle somme richieste sarà affidata agli agenti della riscossione.

In pratica, si concentra nell’avviso di accertamento la qualità di titolo esecutivo e si passa dalla riscossione con emissione del ruolo e della cartella di pagamento a una procedura che non prevede più la notifica della cartella.

Attenzione:

l’esecuzione forzata è comunque sospesa per legge per un periodo di 180 giorni dall’affidamento in carico agli agenti della riscossione dell’atto, senza che sia richiesto al contribuente alcun adempimento. La sospensione non si applica con riferimento alle azioni cautelari (ipoteca e fermo) e conservative e ad ogni altra azione prevista dalle norme ordinarie a tutela del creditore.

Se esiste un giustificato pericolo per il positivo esito della riscossione, trascorsi 60 giorni dalla notifica dell’avviso di accertamento e del provvedimento di irrogazione delle sanzioni, l’esazione delle somme in essi indicate potrà essere affidata agli agenti della riscossione anche prima del decorso dei termini previsti nel loro ammontare integrale comprensivo di interessi e sanzioni.

Infine, è previsto che l’agente della riscossione dovrà attivare l’espropriazione forzata – a pena di decadenza – entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo.

Attenzione:
gli avvisi di accertamento interessati dalle nuove disposizioni sono quelli relativi ai periodi d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2007 e successivi.

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Attento ai tuoi veicoli: sono sotto il mirino del garante!

I dati relativi all’ubicazione dei veicoli, direttamente o indirettamente, associati ai lavoratori, costituiscono informazioni personali riferibili a questi ultimi, con la conseguenza che al trattamento di tali informazioni trova applicazione la disciplina contenuta nel Codice sulla Privacy. Torna così il Garante ad occuparsi dei casi di trattamenti effettuati mediante sistemi di localizzazione.

Sempre più frequentemente sistemi di localizzazione e di comunicazione della posizione rilevata sono installati a bordo dei veicoli impiegati da datori di lavoro pubblici e privati per soddisfare esigenze organizzative e produttive ovvero per la sicurezza sul lavoro nell’ambito della fornitura di servizi di trasporto di persone o cose nonché per dare esecuzione ad ulteriori prestazioni, con riflessi sulla possibilità di localizzare la posizione dei lavoratori assegnatari dei veicoli medesimi.

In relazione a dette circostanze, il Garante per la privacy ha precisato che i datori di lavoro pubblici e privati che si avvalgono di sistemi di localizzazione e di comunicazione della posizione rilevata installati a bordo dei veicoli devono osservare le seguenti prescrizioni:

a. quale misura necessaria, nel rispetto del principio di necessità: la posizione del veicolo non deve essere di regola monitorata continuativamente dal titolare del trattamento, ma solo quando ciò si renda necessario per il conseguimento delle finalità legittimamente perseguite;

b. quale misura necessaria, in base al principio di pertinenza e non eccedenza: i tempi di conservazione delle diverse tipologie di dati personali eventualmente trattati devono essere commisurati tenendo conto di ciascuna delle finalità in concreto perseguite;

c. quale misura necessaria: provvedere alla designazione, quali responsabili del trattamento ai sensi dell’art. 29 del Codice, degli operatori economici che forniscono i servizi di localizzazione del veicolo e di trasmissione della posizione del medesimo, e impartire loro le necessarie istruzioni in ordine all’utilizzo legittimo dei dati raccolti per le sole finalità previste dall’accordo che regola la fornitura del servizio di localizzazione;

d. quale misura opportuna: adottare un modello semplificato di informativa, quale quello individuato dal Garante, utilizzabile alle condizioni indicate al fine di rendere noto agli interessati il trattamento effettuato mediante il sistema di localizzazione del veicolo.
Va sottolineato che il Garante precisa inoltre che deve essere effettuato per l’installazione dei sistemi di localizzazione e di comunicazione in oggetto, preventivo accordo con le rappresentanze sindacali o, in difetto, autorizzazione del competente organo periferico del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

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Workshop teorico – pratico sul rating aziendale gratuito a Corato

Nelle scorse settimane ho parlato di rating e illustrato alcune delle sue caratteristiche base, alla luce dell’uso che potrebbe farne un imprenditore.

Proprio per aiutare e agevolare tutte le imprese a conoscere e ad utilizzare il Rating, ho creato un appuntamento speciale in cui ci incontreremo dal vivo e avremo l’opportunità di discutere nei dettagli di tutto ciò che riguarda il rating; l’appuntamento è il seguente (puoi vedere la locandina dell’evento gratuito nel seguente pdf): locandina workshop sul rating

Il Rating Aziendale: conosciamolo, usiamolo, miglioriamolo
Giovedì 1 dicembre alle ore 16
Nicotel Wellness, Via Gravina – Corato (BA)

E’ un Workshop teorico – pratico di approfondimento delle tematiche inerenti il rating aziendale per permettere alle imprese di comprendere e parlare la stessa lingua con cui le banche si rivolgono a loro.

La partecipazione è gratuita, si prega di confermare la presenza:
via mail a leone@studioleone.biz oppure allo 0803210033.

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Incentivi assunzioni lavoratori disoccupati e in mobilità: domande solo on-line

Dal 1 novembre 2011 le domande di incentivo per l’assunzione dei lavoratori disoccupati da almeno 24 mesi o iscritti nelle liste di mobilità possono essere richieste solo in modalità telematica.

In via preliminare le nuove richieste riguarderanno:

  • assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori disoccupati o in cassa integrazione straordinaria da almeno 24 mesi (L.407/90)
  • assunzioni a tempo indeterminato, a tempo determinato, nonché le proroghe e le trasformazioni a tempo indeterminato di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità (artt. 8 e 25 L. 223/91).

Una volta inviate, le richieste saranno controllate in modo automatico entro il giorno successivo a quello di inoltro, con aggiornamento della posizione anagrafica e contributiva del datore di lavoro.
Successivamente verranno effettuate verifiche dettagliate sulle dichiarazioni rese dal datore di lavoro sulla domanda.

Verranno quindi assegnati i codici autorizzazione 5N o 5Q a seconda dell’agevolazione richiesta.
In merito al contributo pari al 50% dell’indennità di mobilità residua che sarebbe spettata al lavoratore, viene precisato che le autorizzazioni e le comunicazioni del piano di fruizione, saranno rilasciate in un momento successivo.

Il flusso di lavoro pertanto dovrà essere:

  • acquisizione da parte del datore di lavoro del certificato attestante la disoccupazione o l’iscrizione alle liste di mobilità o gli appositi moduli di autocertificazione (SC66 – SC67)
  • invio nei termini delle comunicazioni tramite UNILAV
  • prima dell’invio del flusso Uniemens, trasmissione all’Inps della dichiarazione di responsabilità all’Inps con copia del documento di identità del lavoratore e copia del certificato di disoccupazione o iscrizione alle liste di mobilità ovvero delle autocertificazioni.

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Come contenere i costi del lavoro

Mi arrivano sovente richieste da parte di aziende con dipendenti che sempre più spesso si trovano a dover fare i conti con la gestione di un lavoro diventato sempre meno costante che alterna momenti di forte intensità lavorativa a momenti di forte calo della domanda.

Ne consegue che se da una parte la riduzione dell’attività lavorativa può in parte essere gestita con la messa in ferie di alcuni lavoratori o con la richiesta della cassa integrazione guadagni, dall’altra parte le punte di lavoro vengono per lo più gestite con la richiesta di straordinari con conseguente aumento dei costi di produzione.

Puntualmente mi trovo a ribadire che uno degli strumenti di più facile attuazione che permette di conciliare le esigenze delle imprese e dei lavoratori è spesso già disciplinato dalla maggior parte dei contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) con la regolamentazione di quelli che vengono definiti regimi di FLESSIBILITA’ del lavoro e con l’istituto delle BANCHE ORE degli straordinari.

Ma procediamo con ordine. Cos’è il regime della flessibilità del lavoro:

Per far fronte alle variazioni di intensità dell’attività lavorativa, l’azienda può realizzare diversi regimi di orario in particolari periodi dell’anno, con il superamento dell’orario contrattuale sino al limite delle 48 ore settimanali, per un massimo di un numero di ore annue stabilito dal CCNL.

A fronte del superamento dell’orario contrattuale, l’impresa corrisponde, in periodi di minore intensità lavorativa, una pari entità di ore di riduzione.

In altre parole le ore di straordinario che vengono prestate in un determinato periodo dell’anno non vengono pagate nel mese successivo ma utilizzate come permessi retribuiti in un momento di calo della domanda.
Le ore di straordinario accantonate maturano, tuttavia, una percentuale di maggiorazione che però è inferiore alla maggiorazione prevista per lo straordinario.

Cosa sono le banche ore dello straordinario:

Viene previsto che in alternativa al compenso per il lavoro straordinario il lavoratore possa optare per la fruizione di permessi retribuiti da usufruire in altri periodi dell’anno.
Si tratta di una importante previsione inserita nella maggior parte dei CCNL, che consente ai lavoratori dipendenti di coniugare le proprie esigenze, in termini di disponibilità di orario, con le esigenze determinate dai ritmi e dalle scadenze del lavoro.
Il meccanismo di fruizione dei riposi compensativi è simile a quello previsto per il regime della flessibilità ma la maggiorazione del costo orario è ulteriormente ridotta.
Si tratta in sostanza di due strumenti di semplice attuazione realizzabili con un apposito accordo individuale tra l’azienda ed il lavoratore.

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Liberalizzazione della professione forense: un vantaggio per il cliente

Oggi cerchiamo di comprendere come potrebbe cambiare la professione dell’Avvocato alla luce della paventata e temuta legge sulla liberalizzazione delle professioni e valutiamo i conseguenti vantaggi per il cliente che tale riforma produrrebbe.

Chi sostiene la liberalizzazione , ritiene superato il limite della non imprenditorialità delle professioni c.d. intellettuali. Pertanto spinge affinché il legislatore liberalizzi la creazione di società fra professionisti. Oltre che, ed è questo il dato più interessante, si aprano le maglie del marketing e del web marketing applicato alla professione forense. Il tutto renderebbe un sicuro guadagno anche ai clienti, che potrebbero usufruire di una consulenza molto più completa ed a 360°, non solo di carattere puramente legale.

Il rapporto fra avvocato e cliente, infatti, oggi è sempre più difficile. Questi oggi è molto più preparato grazie anche al web. Ed è in grado di sollevare critiche ed eccezioni anche alla luce di quanto avviene nel resto dell’Europa e del mondo.

L’avvocato ha oggi una grande occasione, qualificare la propria offerta con un’attenzione rivolta alla consulenza e alla soluzione delle controversie in maniera alternativa alla Giustizia, che deve rimanere extrema ratio per il cittadino moderno.

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Incentivi per l’assunzione di giovani genitori

Con la Circolare 115/2011, l’Inps ha reso note le modalità per l’iscrizione alla “Banca dati per l’occupazione dei giovani genitore” come previsto dal Decreto del 19 novembre 2010 Presidenza del Consiglio dei Ministri, e le modalità con le quali i datori di lavoro devono richiedere l’incentivo.

Il Decreto in oggetto ha previsto un incentivo economico a favore delle imprese private e delle società cooperative che assumono a tempo indeterminato soggetti di età non superiore ai 35 anni (36 anni meno un giorno), che siano genitori di figli minori, legittimi, naturali o adottivi, ovvero affidatari di minori, che abbiano un rapporto di lavoro precario (tempo determinato, somministrazione, intermittente, job sharing, co.co.pro, lavoro accessorio).

Il beneficio economico ha un valore massimo di € 5000,00 per ogni assunzione fino al limite di cinque assunzioni per singola impresa o società cooperativa ed è cumulabili con altri incentivi previsti dalle norme vigenti..

L’Inps specifica che il datore di lavoro deve richiedere il beneficio economico dopo aver effettuato l’assunzione del lavoratore iscritto alla Banca dati, utilizzando il modulo telematico presente sul sito internet dell’Istituto, Cassetto previdenziale Aziende, Istanze on line. Entro il giorno successivo all’invio dell’istanza, l’Inps effettuati i controlli automatizzati, attribuirà automaticamente il codice autorizzazione 4M, che assume significato di “Azienda autorizzata a fruire dell’incentivo per assunzione gioveni genitori DM 19 novembre 2010.
Una volta concesso, il beneficio è fruito tramite conguaglio nella dichiarazione Uniemens.

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