L’iscrizione del fondo svalutazione crediti nel bilancio d’esercizio (Fonte: Fisco 7)

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Fisco 7 del 24 Marzo 2015…

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Buon Lavoro,

— Simone Brancozzi

Crediti per imposte pagate all’estero

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Una recente circolaredell’Agenzia delle Entrate ha esaminato ladisciplina del credito per le imposte pagate all’estero.
Per individuare i redditi che si considerano prodotti all’estero occorre partire dalla lettura dell’art. 23 del TUIR (norma che indica i redditi che si considerano prodottiin Italia in capo ai non residenti).
Per i redditi prodotti dalle società (che dovrebbero considerarsi prodotti all’estero solo se la società ha nell’altro Stato una stabile organizzazione) ènecessario effettuare una verificadelle diverse categorie di reddito (adottando, di fatto,i criteri previsti per le persone fisiche).

Per i redditi prodotti in Stati legati all’Italia da Convenzioni contro le doppie imposizioni, è sufficiente che essisiano tassati nello Stato estero.
Sono imposte estere accreditabili tutte quelle il cui presupposto è legato al possesso di un reddito.
Per gli Stati legati all’Italia da Convenzioni contro le doppie imposizioni, è sufficiente che esse venganomenzionate nelle Convenzioni stesse.

L’imposta estera accreditabile è limitata all’ammontare corrispondente all’aliquota prevista dalle singole Convenzionicontro le doppie imposizioni. L’eccedenza può essere richiesta a rimborso all’Amministrazionefinanziaria dello Stato estero e non ha, quindi, il requisito della “definitività”, che caratterizza le impostedetraibili ai sensi dell’art. 165 del TUIR.

Per quanto riguarda il profilo probatorio, secondo l’Agenzia delle Entrate occorre conservare un prospetto in cui vengono sintetizzati gli aspetti di carattere “quantitativo” del credito, oltre alla seguente documentazione:

• copia della dichiarazione dei redditi presentata nell’altro;
• ricevuta del versamento dell’imposta;
• eventuale certificazione rilasciata dalla controparte estera;
• eventuale richiesta di rimborso.

Nel calcolo della cosiddetta “quota di imposta italiana”, al numeratore del rapporto va indicato il redditoestero considerato al lordo delle spese di produzione (ad eccezione della categoria redditualerelativa al reddito d’impresa, che va assunta alnetto).

Il credito per le imposte pagate all’estero compete anche se il reddito difonte estera non è stato indicato nella dichiarazione relativa all’anno in cui è stato prodotto, ma viene indicato successivamente in una dichiarazione integrativa.
Se il periodo d’imposta estero non coincide con quello italiano,occorre ragguagliare le imposte estere in base ai ricavi prodotti nelle due frazioni dell’esercizio estero.

La circolare analizza ulteriori tematiche quali:

• le modalità di determinazione del credito in caso di possesso di società di persone estere;
• la detrazione per le imprese italiane che hanno una stabile organizzazione all’estero;
• la detrazione per le stabili organizzazioni italiane titolari di redditi di fonte estera.

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5 buoni motivi per cambiare la composizione del debito finanziario

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Una delle attività fondamentali che deve gestire il responsabile della finanza in un’impresa, non importa se di grandi o di piccole e medie dimensioni, riguarda l’entità e la composizione del debito finanziario.

L’attenzione di chi guarda alle criticità della finanza d’impresa si è molto spesso incentrata sul primo punto ovvero al rapporto tra capitale proprio e capitale di debito relegando il secondo punto a considerazioni di mera natura tattica e di breve periodo.

Non si vuole ovviamente qui sostenere che la capitalizzazione delle imprese italiane, specie di quelle a proprietà chiusa, non sia un aspetto centrale, ma ridare maggiore dignità alle scelte di composizione del debito che influiscono pesantemente sui risultati economici, sulla capacità di far crescere o di ristrutturare le attività operative, sulla flessibilità ed elasticità delle decisioni finanziarie.

Per provare a tradurre tali concetti, a volte troppo astratti, in linguaggio concretamente comprensibile ed operativamente applicabile si individuano di seguito cinque situazioni che generano in azienda squilibri da correggere attraverso una modifica della composizione del debito.

Primo. I flussi di liquidità disponibili previsti entro due/tre anni (al netto degli impegni certi) non sono sufficienti a servire il debito a medio lungo termine. Tipicamente l’azienda si è indebitata sottoscrivendo un mutuo ipotecario a fronte di un investimento in immobilizzazioni strumentali, ritenendo che vi fosse capienza per servirlo ma l’evoluzione aziendale successiva ha compromesso la capacità di rimborso. La scelta sbagliata in questo caso è la “politica dello struzzo”: nascondere la testa sotto la sabbia, sperando che la situazione migliori da sé, porta purtroppo ad un assommarsi di rate insolute che causano un rilevante onere economico derivante da un lato dall’applicazione degli interessi moratori e dall’altro dal peggioramento del rating (le rate insolute sono segnalate in Centrale Rischi) e dei conseguenti maggiori interessi sul debito a breve. La scelta giusta è quella di rinegoziare per tempo con le banche (quando i pagamenti sono ancora regolari) una moratoria sul pagamento del capitale oppure una maggiore flessibilità nel piano di ammortamento. Una adeguata documentazione e un convincente business plan sono strumenti indispensabili per ottenere il supporto dell’istituto di credito.

Secondo. La somma degli anticipi contro fatture e delle aperture di credito in conto corrente (cosiddetti scoperti di conto) copre tutto il capitale circolante e una quota rilevante delle immobilizzazioni. L’impresa ha realizzato investimenti destinati a durare nel tempo utilizzando forme di finanziamento a breve creando un evidente squilibrio tra le scadenze dell’attivo e del passivo. I succitati finanziamenti a breve sono lasciati in misura rilevante alla discrezionalità della banca che può decidere di ridurre l’accordato sui conti anticipi e revocare/ridurre da un giorno all’altro gli scoperti di conto (che infatti sono linee a revoca e non a scadenza!). Tale situazione, come si è visto nei momenti più difficili della crisi finanziari, possono essere del tutto estranei agli eventi aziendali ma l’effetto in molti casi è stato disastrosi. La scelta corretta è quella di rispettare l’equilibrio delle scadenze e se del caso negoziare con la banche un consolidamento del debito, eventualmente anche dando garanzie per coprirsi da un rischio che nel contesto attuale è assai meno remoto che in passato.

Terzo. Gli anticipi contro fatture hanno ampi margini di utilizzo. Tale situazione normalmente trae origine dal calo dei ricavi che ha ridotto la quantità (e forse anche la qualità) dei crediti anticipabili in banca. La scelta di mantenere invariati gli accordati ha senso solamente in presenza di ragionevoli previsioni di crescita dei ricavi nel breve periodo, altrimenti l’impresa sostiene solamente un costo legato alle commissioni disponibilità fondi (calcolate sull’accordato – possono arrivare fino al 2%) senza ottenerne alcun vantaggio. Ove possibile, non è facile ma si può tentare, a fronte della rinuncia all’accordato sugli anticipi si possono chiedere maggiori accordati su altre linee.

Quarto. Gli anticipi contro fatture sono interamente utilizzati e gli scoperti di conto non scendono mai sotto l’80%, 85% dell’accordato. In questa situazione è molto probabile che l’impresa abbia ulteriori fatture anticipabili, ma oltre accordato. Le esigenze finanziarie a breve si scaricano sugli scoperti di conto. Questa situazione comporta un onere pesante per l’impresa poiché il differenziale di spread tra il costo degli anticipi e dello scoperto di conto può anche essere del 4%-5%.E’ necessario spostare accordati tra le due linee mostrando alla banca, con idonea documentazione, che esistono riserve di crediti anticipabili. Anche a motivo del differente rischio, la banca non dovrebbe opporre troppa resistenza (specie se il portafoglio clienti è buono).

Quinto. Le diverse tipologie di accordati sugli anticipi (Ri.Ba.sbf, scadenza, export, eventualmente import) sono rigidamente definite da ciascun istituto. Se un’impresa opera su più mercati, su più canali ed ha una forte stagionalità su ciascuno di essi è necessario muoversi verso “fidi promiscui” ovvero negoziare con la banca la possibilità di utilizzare gli accordati come è più conveniente nei diversi periodi. Vale la pena di insistere, dove il problema esiste, sulle linee import per finanziare acquisti a pronti sui mercati esteri.

Si nota in conclusione che, nel contesto attuale, non è possibile gestire in modo ottimale la composizione del debito senza disporre di previsioni attendibili ed aggiornate circa il futuro andamento aziendale.

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Partite IVA_ presenza online e incidenza sul fatturato

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Lo studio di Fattura24 sul provincialismo delle partite IVA Italiane: scarsa la presenza sul web e chi c’è non sfrutta le potenzialità.

Solo poco più della metà (55%) delle partite IVA, oggi, è presente sul web. Quelle che sono online riescono a raggiungere clienti collocati il 25% più lontani (che in termini di estensione del territorio coperto si traduce in un +45%) rispetto a chi non è sul web e possono contare su un portafoglio clienti il 60% più grande. Nonostante questo, le aziende presenti sul web hanno fatturato in media solo il +16% rispetto a chi non è presente in Rete. A rivelarlo è un’interessante studio condotto sui dati raccolti da Fattura24 nel 2014.

Fatturato

Se da un parte sorprende quante siano ancora le imprese che non hanno compreso l’importanza che il web rappresenta per un qualsiasi business, dall’altra ancora più interessante è l’evidenza che chi è più presente sul web non ha risultati, in termini di fatturato, proporzionali al territorio maggiormente coperto e alla maggiore ampiezza del portafoglio clienti attivi. Diversamente si sarebbe portati ad immaginare un raggio d’azione ed un fatturato decisamente maggiori, visto che il web offre la possibilità di vendere ovunque. Secondo gli esperti di Fattura24 il fenomeno potrebbe essere spiegato considerando che, se da una parte non essere presenti sul web rappresenta un problema, esserlo nel modo sbagliato lo è altrettanto.

In realtà il web non sembra portare le imprese italiane molto lontano e il grosso del business rimane concentrato sui clienti geograficamente più vicini. Dunque nel nostro Paese le varie attività sembrano essere ancora caratterizzate da una forte declinazione provinciale e le imprese non sembrano capaci di sfruttare fino in fondo le possibilità offerte dalla Rete, che gli permetterebbero di coprire adeguatamente il territorio italiano, se non addirittura estero.

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Sveliamo il Programma completo del Corso Nazionale sul Cruscotto di Controllo

Ciao,

Il Corso Nazionale sul Cruscotto di Controllo è ormai vicinissimo e voglio quindi svelarti il programma completo e dettagliato delle due imperdibili giornate che trascorreremo a Fano il 26-27 Marzo.

img newScarica al seguente link il Programma Completo Corso Nazionale sul Cruscotto di Controllo

Il corso ha ottenuto un incredibile successo e le 70 camere al Tag Hotel**** sono già tutte prenotate!!!
Ma non ti preoccupare perchè abbiamo già fermato l’Hotel De La Ville*** e puoi ancora prenotare uno degli ULTIMISSIMI POSTI rimasti…

Affrettati però, vai subito su http://www.cruscottodicontrollo.it

La partecipazione al corso include…
•2 giorni di vero valore. Ti insegnerò come creare un sistema di controllo strategico con il CRUSCOTTO DI CONTROLLO, in completa autonomia e partendo da ZERO!
•1 notte all’Hotel De La Ville*** in camera singola o doppia (se vieni accompagnato);
•2 pranzi – 26 e 27 Marzo, presso il Ristorante del TAG Hotel**** ;
•CENA e bevande del 26 Marzo, al Ristorante interno del TAG Hotel**** ;
•1 colazione;
•Tutto il Materiale didattico presentato al corso;
•certificato di ‘SPECIALISTA nell’utilizzo del CRUSCOTTO DI CONTROLLO’.

Bonus – Avrai anche a disposizione i seguenti servizi gratuiti:
•WI-FI FREE
•Segreteria ricezione chiamate durante il corso (Vuol dire che, se vuoi, potrai deviare tutte le tue chiamate ad un numero messo a disposizione dell’hotel, a cui risponderà una segretaria della reception. In qualsiasi momento potrai richiedere la lista delle chiamate ricevute: quindi potrai tranquillamente spegnere il cellulare!)
•Tablet e PC di cortesia fornito dall’hotel (su richiesta con email specifica a parte dopo aver prenotato *fino ad esaurimento)
•Garage gratuito coperto e custodito interno all’hotel, con collegamento diretto in ascensore alle camere
•Accesso gratuito alla sauna e alla palestra interna dell’hotel

eXtra Bonus ‘Amico GRATIS’(scade mercoledì 18 Marzo):
se vuoi puoi iscrivere con te un accompagnatore che avrà, completamente GRATIS, incluso nel prezzo della tua iscrizione:
•Completo accesso al corso ed ai suoi bonus
•2 pranzi (26-27 Marzo) e Cena al Ristorante interno del 26 Marzo (tutto al Tag Hotel****)
•Pernottamento 1 notte e prima colazione in camera doppia insieme a te

Come puoi vedere, dal programma, dai bonus, dall’organizzazione, ho cercato di pensare proprio a tutto, per metterti nelle migliori condizioni di affrontare questi 2 giorni di formazione UNICA, INTENSISSIMA e FONDAMENTALE per il tuo sviluppo professionale o imprenditoriale.

Farò anche intervenire il Dott. Antonio Galdo, uno specialista in ambito rieducativo, che lavora da anni con sportivi professionisti e che si occuperà, Venerdì Mattina, del nostro risveglio muscolare, per ripartire alla grande nella nostra seconda giornata insieme.

E da Mercoledì 18 Marzo non ci sarà più il Bonus dell’AMICO GRATIS e quindi, dopo quella data, se deciderai di venire e portare con te anche un accompagnatore, un collega, un cliente o chi che sia, dovrete entrambi pagare il costo d’iscrizione…

Quindi non aspettare oltre, RISERVATI subito uno degli ULTIMISSIMI POSTI a disposizione e porta il tuo AMICO GRATIS, trovi tutte le info sul corso e su come iscriverti al seguente link: http://www.cruscottodicontrollo.it

Buon Lavoro!

— Simone Brancozzi

Rassegna stampa da ‘Il Sole 24Ore’ del 5-6-7-9-10-11-12 Marzo 2015

Stralcio stampa de ‘Il Sole 24Ore’ di 5-6-7-9-10-11-12 Marzo 2015 a cura del dott. Emilio Della Penna, referente per la zona di Napoli del network www.consulentiaziendaliditalia.it

Per continuare a leggere clicca al seguente link: Rassegna stampa sole 24__05.03.2015-06

Per continuare a leggere clicca al seguente link: Rassegna stampa sole 24__07

Per continuare a leggere clicca al seguente link: Rassegna stampa sole 24__09

Per continuare a leggere clicca al seguente link: Rassegna stampa sole 24__10.03.2015-11

Per continuare a leggere clicca al seguente link: Rassegna stampa sole 24__12

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Bilancio: riserve disponibili non sempre distribuibili

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C’è una fondamentale distinzione che deve essere richiamata con riferimento alle riserve: quella che esiste tra le riserve di utili e le riserve di capitali.

Le riserve di utili sono generalmente costituite in occasione del riparto dell’utile di bilancio, mediante esplicita destinazione a riserva, o mediante semplice delibera di non distribuzione, in modo che l’eventuale utile residuo venga accantonato nella voce AVIII “Utili (perdite) portati a nuovo” del passivo dello stato patrimoniale.
Sono riserve di utili:
la riserva legale;
la riserva statutaria;
La riserva per azioni proprie;
la riserva da utili netti su cambi;
la riserva da valutazione delle partecipazioni con il metodo del Patrimonio Netto.

Le riserve di capitale, invece, rappresentano le quote di patrimonio netto che derivano, per esempio, da ulteriori apporti dei soci, dalla conversione di obbligazioni in azioni, dalle rivalutazioni monetarie e dalla rinuncia di crediti da parte dei soci.
Possiamo richiamare le seguenti riserve di capitale:
riserva per azioni proprie;
riserva per azioni o quote di società controllante;
riserva da soprapprezzo azioni;
riserva da conversione obbligazioni;
riserva di rivalutazione.

Tale distinzione assume rilevanza anche con riferimento al momento nel quale le riserve sono contabilizzate.
Le riserve di utili, infatti, non possono essere iscritte in contabilità nell’esercizio in cui emerge l’utile, in quanto è necessaria l’approvazione del bilancio da parte della assemblea dei soci e la successiva delibera assembleare sulla destinazione dell’utile.

Le riserve di capitale, invece, si iscrivono al momento del verificarsi dell’operazione che ne richiede l’iscrizione o direttamente in sede di formazione del bilancio, senza che occorra alcuna deliberazione dell’assemblea.

Distribuibilità e disponibilità
Molto spesso si finisce per confondere il concetto di disponibilità della riserva con quello di distribuibilità della stessa.

La distribuibilità, infatti, riguarda la possibilità di erogazione ai soci, mentre la disponibilità attiene la possibilità di utilizzazione della riserva (ad esempio per aumenti gratuiti di capitale).
Le riserve possono pertanto essere disponibili ma non distribuibili.

Si ricorda, in ogni caso, che ai fini della distribuibilità delle riserve occorre tener conto anche di altre disposizioni previste dal codice civile, ragion per cui alcune riserve distribuibili potrebbero non esserlo in particolari momenti della vita aziendale.

Ad esempio, l’articolo 2426 c.c., al punto 5, stabilisce che i costi di impianto e di ampliamento, i costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità aventi utilità pluriennale possono essere iscritti nell’attivo con il consenso, ove esistente, del collegio sindacale e devono essere ammortizzati entro un periodo non superiore a cinque anni. Fino a che l’ammortamento non è completato possono essere distribuiti dividendi solo se residuano riserve disponibili sufficienti a coprire l’ammontare dei costi non ammortizzati.

La riserva legale
Con specifico riferimento alle disposizioni in tema di destinazione degli utili a riserva legale, merita in questa sede di essere richiamata, molto brevemente, un’importante distinzione tra le Srl ordinarie e quelle a capitale minimo.

Le Srl (ordinarie ma anche semplificate), continuano infatti a sottostare alle disposizioni che richiedono un accantonamento del 5% degli utili fino a 1/5 del capitale sociale.
Per le Srl a capitale minimo (ovvero aventi capitale inferiore a 10.000 euro ma non semplificate), invece, sono delineate particolari norme. È infatti richiesto che siano accantonati a riserva legale il 20% degli utili, fino a quando il patrimonio netto non abbia raggiunto i 10.000 euro.

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Partono i controlli sulle false partite iva

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DAL 1° GENNAIO 2015 PARTONO I CONTROLLI SU FALSE PARTITE IVA

Secondo quanto previsto dalla Legge Fornero, è operativa dal 1° gennaio 2015 la presunzione di subordinazione delle collaborazioni a partita Iva se si realizzano almeno due delle seguenti condizioni, salva prova contraria da parte del committente:

1. collaborazione con il medesimo committente di durata complessiva superiore a 8 mesi annui (almeno 241 giorni, anche non consecutivi) per due anni consecutivi;

2. corrispettivo derivante dalla collaborazione, anche se fatturato a più soggetti riconducibili al medesimo centro di imputazione di interessi, che costituisce più dell’80% dei corrispettivi annui percepiti dal collaboratore (rilevano i soli corrispettivi derivanti da prestazioni autonome fatturate, anche se non incassate) nell’arco di 2 anni solari consecutivi;

3. presenza di una postazione fissa di lavoro, anche non ad uso esclusivo, presso una delle sedi del committente.
Vi sono alcune esclusioni oggettive all’operatività della presunzione qualora siano verificate congiuntamente tali condizioni:

la prestazione del collaboratore sia connotata da competenze teoriche di grado elevato acquisite attraverso significativi percorsi formativi, ovvero da capacità tecnico pratiche acquisite attraverso rilevanti esperienze;

la prestazione del collaboratore sia svolta da soggetto titolare di un reddito annuo da lavoro autonomo non inferiore a 1,25 volte il livello minimo imponibile ai fini del versamento dei contributi previdenziali di cui all’art.1, comma 3, L. n.233/90 (reddito annuo minimo di 19.395 euro).

Si evidenzia, inoltre, che le prestazioni lavorative svolte nell’esercizio di attività professionali per le quali l’ordinamento richiede l’iscrizione ad un ordine professionale, ovvero ad appositi registri, albi ruoli o elenchi professionali qualificati, sono in ogni caso escluse dalla applicabilità della presunzione di mono committenza.

Da ultimo si rileva che in caso di mancato rispetto degli indici di mono committenza (almeno 2 su 3) gli ispettori possono ascrivere la collaborazione con partita Iva nell’ambito delle collaborazioni coordinate e continuative e, in caso di inesistenza di un progetto, convertirle in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto.

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Immobilizzazioni “stravolte” dai nuovi OIC

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Abbiamo già avuto modo di analizzare le principali novità introdotte con i nuovi OIC. Possiamo tuttavia tranquillamente ritenere che il principio che è stato letteralmente “stravolto” dall’opera di riforma sia stato il numero 16, destinato alle immobilizzazioni materiali.

In alcuni casi possiamo parlare di semplici chiarimenti, in altre le modifiche sono rilevanti e potrebbero impattare notevolmente sul risultato d’esercizio.

Si pensi, a tal proposito, all’eliminazione della previsione secondo la quale, se i cespiti non erano stati utilizzati per lungo tempo, l’ammortamento andava ridotto.
Il nuovo principio contabile interviene sul punto, chiarendo che si rende comunque necessario continuare il processo di ammortamento, in considerazione del fatto che, nel periodo in cui il bene non è utilizzato, lo stesso è comunque oggetto di obsolescenza economica.

Diverso è il caso dei beni obsoleti o comunque non più utilizzati o utilizzabili nel ciclo produttivo, i quali devono essere iscritti in bilancio al minore tra il valore netto contabile e il valore recuperabile, senza poter più procedere con l’ammortamento.

È stata inoltre riformulata la disciplina prevista per la capitalizzazione degli oneri finanziari, semplificandola. Secondo la nuova disciplina, infatti, gli interessi passivi, sia relativi ai finanziamenti generici che specifici, possono essere capitalizzati in proporzione alla durata del periodo di fabbricazione, se significativo.

La novità che, tuttavia, risulta avere risvolti particolarmente significativi è stata l’eliminazione della previsione secondo la quale era possibile non scorporare il valore del terreno dai fabbricati che su di essi insistono quando il valore del terreno tende a coincidere con il valore del fondo di ripristino/bonifica del sito.
Secondo il nuovo principio contabile, invece, è sempre necessario rilevare distintamente il fabbricato dal terreno, al fine di fornire una migliore rappresentazione al lettore del bilancio.

È stato inoltre precisato che le immobilizzazioni materiali acquisite a titolo gratuito sono iscritte al presumibile valore di mercato al lordo degli oneri accessori, e che le svalutazioni delle immobilizzazioni rivalutate devono transitare per il conto economico, salvo diversa disposizione di legge.

Gli immobili destinati alla vendita
Il nuovo principio contabile OIC n.16 si sofferma con particolare attenzione sulle immobilizzazioni materiali destinate alla vendita.
Viene infatti chiarito che, in questi casi, il bene può essere iscritto nell’attivo circolante al minore tra il valore netto contabile e il valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato, e non è più oggetto di ammortamento.

Affinché il bene possa passare dalle immobilizzazioni all’attivo circolante è tuttavia necessario che:
le immobilizzazioni sono vendibili nelle loro condizioni e non sono richieste particolari modifiche tali da differirne l’alienazione;
la vendita appare altamente probabile, in considerazione delle iniziative intraprese, del prezzo previsto e delle condizioni di mercato;
l’operazione dovrebbe concludersi nel breve termine.

Queste importanti precisazioni potrebbero avere effetti non irrilevanti in tema di test di operatività ai fini dell’applicazione della disciplina delle società di comodo.

Poter classificare un immobile tra l’attivo circolante piuttosto che tra le immobilizzazioni ha un rilevantissimo effetto, in quanto, mentre nel primo caso il valore non rientra nella base di calcolo dei ricavi minimi presunti, nel secondo sì (e anche per un importo spesso elevato).

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