Esonero contributivo per nuove assunzioni tempo indeterminato

Dal Dott. Antonio Garcea, referente del network www.consulentiaziendaliditalia.it per la provincia di Roma.

Esonero contributivo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato nel corso del 2015 ai sensi dell’articolo unico, commi 118 e seguenti, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190.

Allo scopo di promuovere forme di occupazione stabile, l’art. 1, commi da 118 a 124, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (di seguito, anche “Legge di stabilità 2015”) ha introdotto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro in relazione alle nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato con decorrenza nel corso del 2015. In particolare, il predetto beneficio si applica a tutti i datori di lavoro privati e, in questo ambito, ancorché con misure, condizioni e modalità di finanziamento specifiche, anche ai datori di lavoro agricoli. Si sottolinea come, ai fini del diritto all’esonero, non assuma rilevanza la sussistenza della natura imprenditoriale in capo al datore di lavoro, pertanto il beneficio è esteso anche ai soggetti non imprenditori.

L’esonero contributivo in oggetto spetta a condizione che, nei sei mesi precedenti l’assunzione, il lavoratore non sia stato occupato, presso qualsiasi datore di lavoro, con contratto a tempo indeterminato. Inoltre, allo scopo di ridurre il rischio di precostituzione artificiosa dei presupposti per l’applicazione del beneficio non conformi all’obiettivo della norma, il Legislatore ha escluso l’applicazione dell’esonero medesimo laddove, nell’arco dei tre mesi antecedenti la data di entrata in vigore della Legge di stabilità 2015, il lavoratore assunto abbia avuto rapporti di lavoro a tempo indeterminato con il datore di lavoro richiedente l’incentivo ovvero con società da questi controllate o a questi collegate ai sensi dell’art. 2359 c.c., nonché facenti capo, ancorché per interposta persona, al datore di lavoro medesimo.

Per il settore agricolo, anche alla luce delle specificità che connotano lo svolgimento delle relative prestazioni lavorative, le predette condizioni presentano profili di diversità, di seguito illustrati al par. 6.

La misura dell’esonero è pari all’ammontare dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e contributi INAIL, nel limite massimo di un importo pari a euro 8.060,00 su base annua. L’applicazione del predetto beneficio non determina alcuna riduzione della misura del trattamento previdenziale, in quanto l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche resta fissata nella misura ordinaria, pari, per la generalità dei lavoratori subordinati, al 33% della retribuzione lorda imponibile. Parimenti, continuano ad applicarsi ai lavoratori gli istituti e gli interventi previdenziali tipici del settore in cui opera il relativo datore di lavoro. Il beneficio riguarda le nuove assunzioni con decorrenza dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015. La sua durata è pari a trentasei mesi a partire dalla data di assunzione.

il beneficio in oggetto si applica ai seguenti datori di lavoro:

a) datori di lavoro imprenditori. Come noto, l’art. 2082 del codice civile definisce imprenditore chi esercita professionalmente una attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e servizi.

b) datori di lavoro non imprenditori. Sono tali i datori di lavoro privati che non svolgono attività imprenditoriale ex art. 2082 cod. civ., quali, ad esempio, associazioni culturali, politiche o sindacali, associazioni di volontariato, studi professionali, ecc..

L’esonero contributivo riguarda tutti i rapporti di lavoro a tempo indeterminato, ancorché in regime di part-time, con l’eccezione dei contratti di:

a) apprendistato;

b) lavoro domestico.

Nel novero delle tipologie contrattuali incentivate rientra anche il lavoro ripartito o job sharing a tempo indeterminato.

Considerata la ratio della legge n. 190/2014, che, come più volte sottolineato, è quella di incentivare l’adozione, nella regolazione dei rapporti di lavoro, della tipologia contrattuale per sua natura caratterizzata da requisiti fondanti di stabilità – il contratto a tempo indeterminato – si ritiene che non possa rientrare fra le tipologie incentivate l’assunzione con contratto di lavoro intermittente o a chiamata, di cui agli articoli 33-40 del d.lgs. n. 276/2003, ancorché stipulato a tempo indeterminato. Al riguardo, si osserva come il lavoro intermittente, anche laddove preveda la corresponsione di un compenso continuativo in termini di indennità di disponibilità (la cui misura è peraltro rimessa alla pattuizione fra le parti), costituisca pur sempre una forma contrattuale strutturalmente concepita allo scopo di far fronte ad attività lavorative di natura discontinua (“svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente … ovvero per periodi predeterminati nell’arco della settimana, del mese o dell’anno”, art. 34, comma 1, d.lgs. n. 276/2003), tant’è che, sul piano generale, la durata della prestazione lavorativa è soggetta a limitazioni di legge.

In definitiva, le caratteristiche strutturali del lavoro intermittente, ancorché a tempo indeterminato, risultano decisamente incoerenti con le motivazioni che sorreggono le finalità dell’esonero contributivo di cui ai commi 118 e seguenti, dell’articolo 1, della Legge di stabilità, che si individuano, come più volte ribadito, nell’espansione di forme di occupazione basate sulla stabilità della prestazione lavorativa.

il diritto alla fruizione dell’incentivo finalizzato a favorire l’assunzione risulta subordinato al rispetto, da un lato, dei principi da ultimo sistematizzati attraverso la legge n. 92 del 2012 (cfr. circ. n. 137/2012), dall’altro, delle norme poste a tutela delle condizioni di lavoro e dell’assicurazione obbligatoria dei lavoratori e, infine, da taluni presupposti introdotti ad hoc dall’art. 1, comma 118, della Legge di stabilità 2015, che, allo scopo di favorirne la corretta ricognizione, vengono di seguito esposti con separata evidenza.

In particolare, per quanto riguarda i principi stabiliti dalla legge n. 92 del 2012, l’esonero contributivo di cui si tratta non spetta ove ricorra una delle seguenti condizioni:

a) l’assunzione viola il diritto di precedenza, fissato dalla legge o dal contratto collettivo di lavoro, alla riassunzione di un altro lavoratore licenziato nell’ambito di un rapporto a tempo indeterminato ovvero cessato da un rapporto a termine.

b) il datore di lavoro ovvero l’utilizzatore con contratto di somministrazione sia interessato da sospensioni dal lavoro con interventi di integrazione salariale straordinaria e/o in deroga, fatti salvi i casi in cui l’assunzione o la somministrazione siano finalizzate all’acquisizione di professionalità diverse rispetto a quelle in possesso dei lavoratori interessati dai predetti provvedimenti.

c) l’assunzione riguarda lavoratori licenziati, nei sei mesi precedenti, da parte di un datore di lavoro che, alla data del licenziamento, presentava elementi di relazione con il datore di lavoro che assume, sotto il profilo della sostanziale coincidenza degli assetti proprietari ovvero della sussistenza di rapporti di controllo o collegamento.

d) l’inoltro della comunicazione telematica obbligatoria di cui al d.m. 30.10.2007 (Unilav, Unisomm, ecc.) inerente l’assunzione risulta effettuata decorsi i termini di legge. Si ricorda che, in tal caso, la perdita dell’esonero attiene al periodo compreso fra la data di decorrenza del rapporto di lavoro agevolato e quella dell’inoltro tardivo della comunicazione obbligatoria.

Con riferimento al rispetto delle norme fondamentali in materia di condizione di lavoro e di assicurazione sociale obbligatoria, la fruizione dell’esonero contributivo di cui si tratta è subordinata al rispetto delle condizioni fissate dall’art. 1, commi 1175 e 1176, della legge n. 296/2006, da parte del datore di lavoro che assume, di seguito elencate:

a) regolarità degli obblighi di contribuzione previdenziale e assenza delle violazioni dellenorme fondamentali a tutela delle condizioni di lavoro. Al riguardo, si tratta delle condizioni alle quali è subordinato il rilascio del documento unico di regolarità contributiva (DURC), per la cui trattazione si rinvia alle disposizioni adottate in materia dall’Istituto; b) rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Venendo, infine, ai vincoli introdotti dalla Legge di stabilità 2015, la fruizione del diritto all’esonero contributivo triennale è subordinata alla sussistenza, alla data dell’assunzione, delle seguenti condizioni: a) il lavoratore, nel corso dei sei mesi precedenti l’assunzione, non risulti occupato, presso qualsiasi datore di lavoro, in forza di un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato (art. 1, comma 118, secondo periodo, legge n. 190/2014). Al riguardo, si ricorda che, ancorché escluso dall’applicazione dell’esonero contributivo in oggetto, il contratto di apprendistato, seppur soggetto a disciplina speciale, costituisce un rapporto a tempo indeterminato.

b) il lavoratore, nel corso dei tre mesi antecedenti la data di entrata in vigore della Legge di stabilità 2015 (1.10.2014-31.12.2014), non abbia avuto rapporti di lavoro a tempo indeterminato con il datore di lavoro richiedente l’incentivo ovvero con società da questi controllate o a questi collegate ai sensi dell’art. 2359 c.c., nonché facenti capo, ancorché per interposta persona, al datore di lavoro medesimo (art. 1, comma 118, quarto periodo, legge n. 190/2014).

c) il lavoratore non deve avere avuto un precedente rapporto di lavoro agevolato, ai sensi della Legge di stabilità 2015, con lo stesso datore di lavoro che assume. Difatti, in forza delle previsioni di cui al secondo periodo del più volte citato comma 118, ”L’esonero di cui al presente comma … non spetta con riferimento a lavoratori per i quali il beneficio … sia già stato usufruito in relazione a precedente assunzione a tempo indeterminato”.

L’esonero contributivo introdotto dalla legge di stabilità 2015 è pari ai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con eccezione delle seguenti forme di contribuzione:
– i premi e i contributi dovuti all’INAIL, per effetto della esclusione operata dallo stesso comma 118 della legge n. 190/2014;

– il contributo, ove dovuto, al “fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di cui all’art. 2120 del c.c.” di cui al comma 755 della legge n. 296/2006, per effetto dell’esclusione dall’applicazione degli sgravi contributivi operata dal comma 765, ultimo periodo della medesima legge;

– il contributo, ove dovuto, ai fondi di cui all’art. 3, commi 3, 14 e 19, della legge n. 92/2012, per effetto dell’esclusione dall’applicazione degli sgravi contributivi prevista dall’art. 3, comma 25, della medesima legge.

La durata del predetto esonero contributivo è stabilita dalla legge in un triennio e decorre dalla data di assunzione del lavoratore, che deve intervenire nell’arco di tempo che va dal 1° gennaio al 31 dicembre 2015. L’esonero non può comunque essere superiore alla misura massima di 8.060,00 euro su base annua. In relazione ai rapporti di lavoro part-time (di tipo orizzontale, verticale ovvero misto),la misura della predetta soglia massima va adeguata in diminuzione sulla base della durata dello specifico orario ridotto di lavoro in rapporto a quella ordinaria stabilita dalla legge ovvero dai contratti collettivi di lavoro. Analoga operazione di adeguamento è da effettuare in relazione ai contratti di lavoro ripartito sulla base della durata effettiva delle prestazioni rese da ognuno dei due lavoratori coobbligati in rapporto a quella ordinaria stabilita dalla legge ovvero dai contratti collettivi di lavoro. Allo scopo di agevolare l’applicazione dell’incentivo, la soglia massimo di esonero contributivo è riferita al periodo di paga mensile ed è pari a euro 671,66 (€ 8.060,00/12) e, per rapporti di lavoro instaurati ovvero risolti nel corso del mese, detta soglia va riproporzionata assumendo a riferimento la misura di euro 22,08 (€ 8.060,00/365 gg.) per ogni giorno di fruizione dell’esonero contributivo.

Sul piano operativo, l’esonero va applicato in relazione alla misura dei contributi a carico del datore di lavoro, fatte salve le contribuzioni sopra indicate, fino al limite della predetta soglia mensile, opportunamente adeguata in caso di rapporti di lavoro part-time o ripartito. La contribuzione eccedente la predetta soglia mensile potrà formare comunque oggetto di esonero nel corso di ogni anno solare del rapporto agevolato, nel rispetto della soglia massima pari a euro 8.060,00 su base annua. Ad esempio, qualora nei primi tre mesi del rapporto agevolato l’importo dei contributi a carico del datore di lavoro sia pari ad euro 500,00 mensili e nel corso del quarto mese (ad es. dicembre), assuma il valore di euro 900,00, il datore di lavoro potrà comunque fruire dell’esonero per l’intero ammontare dei contributi previdenziali del quarto mese, dal momento che l’eccedenza (euro 228,34 = 900,00-671,66) è inferiore rispetto all’importo dell’esonero non fruito nei tre mesi precedenti (euro 514,98 = 171,66 x 3).

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Ampliata la responsabilita’ dei liquidatori

Spazio dedicato all’ Dott. Stefano Bonaldo, referente del network www.consulentiaziendaliditalia.it per la provincia di Venezia.

L’art. 28 del recente Decreto Semplificazioni prevede che, ai soli fini fiscali e contributivi, la richiesta di cancellazione delle società dal Registro delle Imprese non ha effetto per cinque anni da tale momento, in merito agli atti di accertamento, riscossione, liquidazione e contenzioso.

Detta norma ha pure modificato l’art. 36 del DPR 602/73, circa la responsabilità di liquidatori, soci e amministratori di soggetti IRES.

L’Agenzia delle Entrate si è ora pronunciata su alcune importanti questioni relative alla suddetta modifica normativa specificando che:

– la nuova norma, come già rilevato nella recente circolare n. 31 del 30.12.2014, ha effetto retroattivo; pertanto, seguendo tale tesi, sono ad esempio validi, fermo restando il periodo quinquennale, gli accertamenti che in passato sono stati intestati al soggetto estinto;

– la norma richiamata, sebbene faccia riferimento al solo art. 2495 c.c., è applicabile anche alle società di persone;

– il liquidatore, per non incorrere nella responsabilità ex art. 36 del DPR 602/73, deve osservare, nel soddisfacimento dei creditori, la graduazione stabilita dal codice civile, con riferimento implicito all’art. 2777 del codice civile;

– i soci di società di capitali rispondono ai sensi dell’art. 36 del DPR 602/73 se, nel corso della fase di liquidazione o nei due anni antecedenti la medesima, hanno ricevuto in assegnazione beni sociali, compreso il denaro.

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Le ultime notizie sulle tariffe CAF

Spazio dedicato all’ Dott. Esmeralda Trogu, referente del network www.consulentiaziendaliditalia.it per la provincia di Oristano.

Tariffe CAF senza aumenti. Stabilite le tariffe dei CAF per l’assistenza prestata per l’ISEe. L’INPS non concede aumenti, almeno per 6 mesi.

Nuovo ISEE

Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei compensi a CAF e professionisti abilitati per l’assistenza fiscale prestata in occasione della dichiarazione dei redditi rimaneva da sbrogliare il problema legato all’ISEE. Problema che in questi giorni ha visti coinvolti CAF ed INPS, con i primi che chiedevano un aumento dei compensi a fronte della procedura più onerosa per calcolare la DSU (Dichiarazione Unica Sostitutiva), necessaria ai fini dell’ottenimento dell’ISEE e l’INPS che non intendeva concedere aumenti.

Sanzioni ai CAF

Probabilmente tanti di noi si son presi la briga di leggere oltre la quarta riga senza essere colti da un’ attacco improvviso di nervi , e ancora più avrà avuto il piacere di vedere lo spot del ministero del lavoro sul nuovo ISEE, definito in modo furbesco e ottimistico “semplicemente più giusto”. Osserviamo perché, con buona pace dell’accattivante grafica della pubblicità progresso, le cose non stanno così.

Per ora ad averla vinta è stato l’INPS che, almeno per sei mesi, non riconoscerà alcun aumento a CAF e professionisti abilitati e non consentirà loro neanche di chiedere un modesto compenso da parte dei contribuenti, proposta avanzata con lo scopo di avere un piccolo incremento senza gravare sui conti ancora in rosso dell’Istituto, per l’applicazione di una penale di 300 euro, più un eventuale risarcimento del danno ulteriore e, se la richiesta di contributo ai cittadini venisse ripetuta in modo sistematico, il risolvimento della convenzione con il CAF. Sanzioni sono inoltre previste anche in caso di:

mancato o parziale invio della documentazione richiesta dall’Istituto (300 euro);

ritardi nell’invio all’INPS delle Dsu acquisite dai cittadini (da 5 a 45 euro).

Compensi e convenzione

Secondo il testo della convenzione per il 2015 firmata dal commissario straordinario dell’INPS Tiziano Treu, i CAF per sei mesi continueranno a ricevere i seguenti compensi:

8 euro se la dichiarazione ISEE si riferisce a un solo soggetto;

10,80 euro se la dichiarazione è riferita ad un numero di componenti del nucleo da due a cinque soggetti;

13,20 euro se il nucleo familiare è composto da più di cinque soggetti.

La convenzione verrà poi rivista tra 6 mesi, a luglio 2015, e in quell’occasione potranno, eventualmente essere rivisti i compensi ai CAF. In ogni caso l’INPS non potrà spendere, nel 2015, per remunerare la collaborazione dei CAF sulla certificazione ISSE più di 76 milioni di euro.

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Rassegna stampa da Italia Oggi 22 Gennaio 2015

La rassegna è a cura del Dott. Alessandro Di Vasta, referente per la provincia di Genova del network www.consulentiaziendaliditalia.it

Titolo: Anche i marchi nel patent box

Fonte: Italia Oggi pag: 25
Il patent box viene esteso anche i marchi commerciali. La detassazione del 50% dei redditi derivanti dallo sfruttamento dei beni immateriali d’impresa non sarà più limitata ai soli marchi che sono funzionalmente equivalenti ai brevetti. Inclusi nell’agevolazione anche disegni e modelli industriali. Le modifiche alla legge 190/2014 seguono l’obiettivo dell’Esecutivo di attrarre in Italia investimenti qualificati e di evitare anche fenomeni elusivi quali la delocalizzazione all’estero dei marchi famosi operata dalle aziende per pagare meno imposte.

Titolo: Professionisti, ingorgo fiscale

Fonte: Italia Oggi pag: 27
Raffica di scadenze per i commercialisti accompagnate da sanzioni salate. Ieri il Consiglio nazionale guidato ha lanciato l’allarme denunciando il susseguirsi di nuovi adempimenti con i relativi rischi. Una situazione resa ancora più complessa dall’abituale ritardo nel rilascio dei software necessari. Nei prossimi mesi dovranno essere gestite le pratiche relative alla comunicazione annuale dati Iva, alla predisposizione d’invio delle certificazioni unica ‘Cu 2015’, al nuovo modello Isee e ai bilanci in Xbrl, oltre al 730 precompilato, allo split payment, alle compensazioni di ritenute in F24, le comunicazioni black list e le dichiarazioni d’intento.

Titolo: Gdf, ispezioni a tutto campo

Fonte: Italia Oggi pag: 28
In sede di ispezione gli agenti della Guardia di finanza possono ampliare le verifiche senza la necessità di avvertire il contribuente. Gli obblighi informativi sono previsti dallo Statuto ma non a pena di nullità. Lo ha affermato la Corte di cassazione che con la sentenza n. 992 del 21 gennaio 2015, con la quale ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate. La vicenda ha per protagonista un commerciante che dopo un’ispezione riceveva un invito al contraddittorio con l’invio del questionario. Gli agenti gli avevano garantito che la verifica avrebbe riguardato solo l’anno 1998 e parte del 2001. Al contrario, senza alcun avviso, hanno fatto accertamenti anche sul 2000. Contro l’atto impositivo veniva presentato ricorso in Ctp ma invano. La Ctr invece annullava l’accertamento. La Cassazione ha, invece, ribaltato il verdetto, ritenendo legittimo l’accertamento.

Titolo: Soldi alle imprese, fisco soft

Fonte: Italia Oggi pag: 25
La bozza del decreto legge sugli investimenti varato dal Governo prevede al suo interno che i finanziamenti dei fondi esteri a favore delle imprese italiane non subiranno alcuna ritenuta. Con l’obiettivo di far affluire risorse per sbloccare cantieri e opere, il Governo sceglie di introdurre il ‘lending indiretto’. L’autorizzazione, cioè, agli investitori istituzionali stranieri a prestare denaro alle banche che finanziano imprese, godendo dell’esenzione dalla ritenuta prevista dall’art. 26, comma 5, del Dpr 600/73. Tale facoltà è ammessa a due condizioni. Che il soggetto estero sia residente in un Paese white list e che nel Paese in cui il fondo è istituito deve operare un’autorità di vigilanza per i mercati finanziari.

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Rassegna stampa da ‘Il Sole 24Ore’ del 21-22 Gennaio 2015

Stralcio stampa de ‘Il Sole 24Ore’ di 21-22 Gennaio 2015 a cura del dott. Emilio Della Penna, referente per la zona di Napoli del network www.consulentiaziendaliditalia.it

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Agevolazioni fiscali start up estese a PMI innovative: l’investment compact approvato dal Governo

E’ stato approvato dal Consiglio dei Ministri del 20 gennaio 2015 L’ Investment Compact.

Dalla Dott. Esmeralda Trogu, referente del network www.consulentiaziendaliditalia.it, le ultime novita per start up ed imprese innovative approvate ieri dal governo.

La misura più importante è sicuramente la Riforma delle banche popolari, che quando raggiungono determinate dimensioni (è il caso dei primi dieci istituti italiani) si trasformano in Spa, società per azioni, mentre oggi sono cooperative.

Ma ci sono anche altre norme importanti:
-portabilità dei conti correnti,
-potenziamento dei finanziamenti alle imprese, e alle PMI ,attraverso canali diversi da quello bancario,
-riforma della SACE che potrà effettuare credito diretto alle imprese,
-potenziamento del patent box

In pratica, come spiega il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, il Governo intende sostenere maggiormente «non solo le start up, ma anche le PMI con carattere innovativo», estendendo loro il relativo regime di agevolazioni fiscali.

Quali sono i requisiti per accedere alle facilitazioni?
1) le PMI devono essere non quotate in borsa,
2) avere bilancio certificato,

Incentivi alle PMI “innovative”
Si introduce la nuova figura delle “PMI innovative”, con iscrizione in apposita sezione del registro imprese, nei confronti delle quali troveranno applicazione le agevolazioni previste per le start up innovative. Per essere considerate “innovative”, le PMI dovranno rispondere ai seguenti requisiti: sostenere spese in ricerca e sviluppo in misura pari o superiore al 3% del maggior valore tra fatturato e costo della produzione; impiegare personale altamente qualificato (es. dottori di ricerca) in misura almeno pari a un quinto della forza lavoro complessiva; ovvero risultare titolari, depositari o licenziatari di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale.

    Importante:

Alle PMI innovative si applicano le agevolazioni fiscali riservate alle start up innovative, ma non le norme particolari relative al diritto fallimentare e nemmeno quelle sui contratti di lavoro.
Portabilità conto corrente

Questa è in realtà una misura che riguarda tutti i consumatori, non solo le imprese, e riguarda la completa portabilità dei conti correnti. Il trasferimento di un conto corrente da un istituto all’altro è completamente a carico della banca o dell’istituto finanziario, sia dal punto di vista burocratico sia da quello economico.

    Patent box

Viene potenziato il “patent box“, la tassazione agevolata per i redditi che derivano dall’utilizzo di beni immateriali (marchi, brevetti, opere dell’ingegno). Introdotto in Italia dalla Legge di Stabilità 2015, viene ora esteso anche ai marchi commerciali. Ci sono requisiti richiesti, ad esempio in materia di ricerca e sviluppo.

    Credito alle imprese

La SACE oltre al credito all’esportazione potrà finanziare direttamente le imprese, costituendosi come banca, su autorizzazione della Banca d’Italia. Un modello simile come Francia e Germania, che secondo le stime del Governo dovrebbe liberare circa 12 miliardi in più di finanziamenti a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese. Viene poi estesa agli investitori esteri (se operano in paesi white list) la possibilità di fare credito alle imprese con esenzione della ritenuta.

Infine, è prevista la costituzione di una Società di servizio per la ristrutturazione, il riequilibrio finanziario e il consolidamento industriale di imprese italiane in difficoltà patrimoniali e finanziarie, ma con buone prospettive industriali ed economiche. La differenza principale rispetto ad altri istituti simili, come la Cassa Depositi e Prestiti, è relativa al fatto che non è richiesto di essere in utile. La società avrà un capitale sottoscritto da investitori istituzionali e professionali attraverso l’emissione di azioni.

Rinviato ad un prossimo provvedimento, infine, il restyling del Fondo centrale di garanzia, che stando alle ultime bozze avrebbe dovuto essere esteso anche alle cartolarizzazioni, con l’allargamento della platea di soggetti cui è possibile concedere la garanzia, anche alle imprese di assicurazione e agli OICR.

AUMENTI (FORSE NO?) DEI CONTRIBUTI AGLI ISCRITTI ALLA GESTIONE SEPARATA INPS

Spazio dedicato all’ Dott. Stefano Bonaldo, referente del network www.consulentiaziendaliditalia.it per la provincia di Venezia.

Nel 2015 le aliquote dei contributi previdenziali dovuti dai liberi professionisti iscritti alla Gestione separata INPS subiscono l’ulteriore e considerevole aumento di 3 punti percentuali.
L’aliquota contributiva aumenterà dal 27%, fissato per l’anno 2014, al 30%.

A tale percentuale va aggiunto l’ulteriore 0,72% a titolo di contributo assistenziale per il finanziamento di prestazioni “minori”.

Gli aumenti purtroppo non finiscono qui, in quanto, in base alla “Riforma Fornero”,è previsto che l’aliquota arrivi al 33% (a cui va aggiunta la “solita” percentuale dello 0,72%) nell’anno 2018 con un aumento graduale di un punto percentuale all’anno.

Da più parti è stato chiesto un blocco degli aumenti delle aliquote contributive analogo a quello adottato dalla legge di stabilità 2014 anche al fine di evitare l’esodo dalla Gestione separata dell’INPS.

Vi sono infatti categorie di professionisti privi di cassa previdenziale, come, per esempio, fotografi, grafici ed informatici, che si possono iscrivere alla gestione artigiani ed altri, come, per esempio, traduttori, pubblicitari, organizzatori di eventi, che possono transitare alla gestione commercianti.

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Rassegna stampa da ‘Il Sole 24Ore’ del 17-18-19-20 Gennaio 2015

Stralcio stampa de ‘Il Sole 24Ore’ di 17-18-19-20 Gennaio 2015 a cura del dott. Emilio Della Penna, referente per la zona di Napoli del network www.consulentiaziendaliditalia.it

Per continuare a leggere clicca al seguente link: Rassegna stampa sole 24__17.01.2015-18.01.2015-19

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Come risparmiare tempo e risorse con il reporting

Einstein una volta disse che «è da pazzi aspettarsi risultati diversi facendo sempre le stesse cose».

Il reporting serve proprio a questo: misurare i processi aziendali e capire dove occorre intervenire, per ottenere risultati migliori.

Grazie alla videoformazione e l’eBook di questa settimana, entrambi gratuiti, capirai la fondamentale importanza dell’attività di reporting nel web marketing.

Scarica gli omaggi al seguente link:

Videoformazione + eBook ‘L’importanza della Reportistica nel web marketing’

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Uno dei tanti pregi del web marketing consiste nella disponibilità di strumenti potentissimi per il reporting, un’attività che molti considerano secondaria e che invece è fondamentale, se vuoi migliorare l’efficacia della tua comunicazione.

Esistono varie tipologie di reportistica. Puoi scoprirle tutte continuando a leggere l’articolo completo su: http://www.imprenditoreitaliano.it/come-risparmiare-tempo-e-risorse-con-il-reporting/

Esistono varie tipologie di reportistica. Ne elenco alcune:

– La reportistica generale è un rapporto globale di tutte le attività di web marketing svolte in un determinato periodo (attività su social network, campagne pay-per-click, attività e traffico sulla pagina web, e dalla descrizione dettagliata delle azioni svolte);

– Il report di conversioni in contatti/vendite evidenzia quanti di coloro che hanno visitato una pagina web o un account su un social hanno poi richiesto un contatto con l’impresa e/o hanno acquistato o concluso un contratto;

– La reportistica relativa al sito web consente di tracciare tutta l’attività che avviene all’interno di una pagina web (provenienza geografica dell’utente, browser utilizzato, risoluzione dello schermo, pagine visitate, tempo di permanenza, link aperti, etc.);

– La reportistica relativa all’e-mail marketing permette di misurare l’attaccamento degli utenti rispetto alle attività e ai contenuti del marketing diretto, ottenuto attraverso l’invio di email informative (come le newsletter).

Le attività di reportistica sono gestite attraverso specifici software: il più celebre è sicuramente Google Analytics, un servizio gratuito e molto potente, che ti permette di tracciare un quadro complessivo delle tue attività e vedere come si comportano gli utenti nei confronti dei tuoi contenuti Web.

Con una corretta interpretazione dei dati raccolti, potrai migliorare le tue attività di web marketing e trovare ancora più clienti!

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Ecco un esempio di cruscotto di web marketing (clicca per ingrandire):

Nella prima colonna a sinistra sono indicati i vari settori dell’attività di web marketing (Area strategica). Procedendo verso destra, sono raggruppati i vari sotto ambiti (Kpa) e gli obiettivi che debbono essere raggiunti per ognuno di essi. Se un’area è verde, si segnala che l’obiettivo è stato raggiunto, se è gialla che è stato mancato di poco e, se è rossa, che è stato completamente disatteso.

Non aspettare!

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Rassegna stampa da Italia Oggi 17-01-2015

La rassegna è a cura del Dott. Alessandro Di Vasta, referente per la provincia di Genova del network www.consulentiaziendaliditalia.it

Titolo: Omesso reverse charge senza sanzioni

Fonte: Italia Oggi pag: 25
La CTP di Milano ha deciso, con la sentenza n. 11698 del 22/12/2014, che non si applica la sanzione per omesso reverse charge in quanto la violazione commessa ha natura formale. Il contenzioso riguardava l’omessa auto fatturazione di una società italiana per prestazioni ricevute da un’impresa statunitense, sanzionata dall’ufficio con la sanzione pari al 100% dell’imposta. I giudici tributari di primo grado hanno accolto la tesi del contribuente che sosteneva che la violazione fosse di natura formale in quanto l’Iva a debito non inserita nel registro vendite si compensa con l’Iva a credito non riportata nel registro acquisti.

Titolo: Accertamento con invito obbligatorio

Fonte: Italia Oggi pag: 27
E’ nullo l’accertamento senza l’invito scritto ai chiarimenti sulla contestata elusione fiscale anche se il contribuente ha reso dichiarazioni in sede di ispezione. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 693 del 16 gennaio 2015, ha respinto gli ultimi due motivi del ricorso presentati dall’Agenzia delle entrate. Per il Collegio di legittimità, nessuna dichiarazione resa agli agenti in sede di accesso o di verifica può sostituire le formalità sancite dall’art. 37-bis del Dpr 600/1973.

Titolo: Pvc, coabitazione ampia

Fonte: Italia Oggi pag: 27
Solo per il 2015 i contribuenti che intendono sanare le violazioni in materia di imposte sui redditi e Iva emergenti dal Pvc hanno due possibilità. La legge di Stabilità per il 2015 ha da un lato introdotto la nuova fattispecie di ravvedimento operoso esperibile dopo la consegna del pvc e, dall’altro lato, ha abrogato l’art. 5-bis del dlgs 218/1997 ‘Adesione ai verbali di constatazione’. Quest’ultimo istituto, tuttavia, sarà ancora applicabile ai Pvc notificati entro l’anno. I contribuenti destinatari di pvc potranno quindi valutare se per loro è più opportuno chiudere totalmente o parzialmente la partita con il fisco prima della notifica dell’avviso di accertamento scegliendo tra i due istituti.

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