Occhio agli avvisi di accertamento, ora sono esecutivi!

A partire dal 1° ottobre 2011 gli avvisi di accertamento emessi dall’Agenzia delle Entrate diventano esecutivi (legge n. 111 del 15 luglio 2011).

Come previsto dall’ art. 29 del decreto legge n. 78/2010, gli avvisi devono contenere l’ intimazione ad adempiere – entro il termine di presentazione del ricorso – all’ obbligo di pagare gli importi in essi indicati o un terzo delle maggiori imposte accertate – a titolo provvisorio – nel caso in cui si decida di ricorrere davanti alla Commissione tributaria.
L’intimazione ad adempiere al pagamento deve essere contenuta anche nel connesso provvedimento di irrogazione delle sanzioni e negli atti successivi, in tutti i casi in cui siano rideterminati gli importi dovuti.

Gli avvisi di accertamento diventano esecutivi dopo 60 giorni dalla notifica e devono espressamente riportare l’avvertimento che, trascorsi 30 giorni dal termine utile per il pagamento, la riscossione delle somme richieste sarà affidata agli agenti della riscossione.

In pratica, si concentra nell’avviso di accertamento la qualità di titolo esecutivo e si passa dalla riscossione con emissione del ruolo e della cartella di pagamento a una procedura che non prevede più la notifica della cartella.

Attenzione:

l’esecuzione forzata è comunque sospesa per legge per un periodo di 180 giorni dall’affidamento in carico agli agenti della riscossione dell’atto, senza che sia richiesto al contribuente alcun adempimento. La sospensione non si applica con riferimento alle azioni cautelari (ipoteca e fermo) e conservative e ad ogni altra azione prevista dalle norme ordinarie a tutela del creditore.

Se esiste un giustificato pericolo per il positivo esito della riscossione, trascorsi 60 giorni dalla notifica dell’avviso di accertamento e del provvedimento di irrogazione delle sanzioni, l’esazione delle somme in essi indicate potrà essere affidata agli agenti della riscossione anche prima del decorso dei termini previsti nel loro ammontare integrale comprensivo di interessi e sanzioni.

Infine, è previsto che l’agente della riscossione dovrà attivare l’espropriazione forzata – a pena di decadenza – entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo.

Attenzione:
gli avvisi di accertamento interessati dalle nuove disposizioni sono quelli relativi ai periodi d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2007 e successivi.

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Attento ai tuoi veicoli: sono sotto il mirino del garante!

I dati relativi all’ubicazione dei veicoli, direttamente o indirettamente, associati ai lavoratori, costituiscono informazioni personali riferibili a questi ultimi, con la conseguenza che al trattamento di tali informazioni trova applicazione la disciplina contenuta nel Codice sulla Privacy. Torna così il Garante ad occuparsi dei casi di trattamenti effettuati mediante sistemi di localizzazione.

Sempre più frequentemente sistemi di localizzazione e di comunicazione della posizione rilevata sono installati a bordo dei veicoli impiegati da datori di lavoro pubblici e privati per soddisfare esigenze organizzative e produttive ovvero per la sicurezza sul lavoro nell’ambito della fornitura di servizi di trasporto di persone o cose nonché per dare esecuzione ad ulteriori prestazioni, con riflessi sulla possibilità di localizzare la posizione dei lavoratori assegnatari dei veicoli medesimi.

In relazione a dette circostanze, il Garante per la privacy ha precisato che i datori di lavoro pubblici e privati che si avvalgono di sistemi di localizzazione e di comunicazione della posizione rilevata installati a bordo dei veicoli devono osservare le seguenti prescrizioni:

a. quale misura necessaria, nel rispetto del principio di necessità: la posizione del veicolo non deve essere di regola monitorata continuativamente dal titolare del trattamento, ma solo quando ciò si renda necessario per il conseguimento delle finalità legittimamente perseguite;

b. quale misura necessaria, in base al principio di pertinenza e non eccedenza: i tempi di conservazione delle diverse tipologie di dati personali eventualmente trattati devono essere commisurati tenendo conto di ciascuna delle finalità in concreto perseguite;

c. quale misura necessaria: provvedere alla designazione, quali responsabili del trattamento ai sensi dell’art. 29 del Codice, degli operatori economici che forniscono i servizi di localizzazione del veicolo e di trasmissione della posizione del medesimo, e impartire loro le necessarie istruzioni in ordine all’utilizzo legittimo dei dati raccolti per le sole finalità previste dall’accordo che regola la fornitura del servizio di localizzazione;

d. quale misura opportuna: adottare un modello semplificato di informativa, quale quello individuato dal Garante, utilizzabile alle condizioni indicate al fine di rendere noto agli interessati il trattamento effettuato mediante il sistema di localizzazione del veicolo.
Va sottolineato che il Garante precisa inoltre che deve essere effettuato per l’installazione dei sistemi di localizzazione e di comunicazione in oggetto, preventivo accordo con le rappresentanze sindacali o, in difetto, autorizzazione del competente organo periferico del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

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Workshop teorico – pratico sul rating aziendale gratuito a Corato

Nelle scorse settimane ho parlato di rating e illustrato alcune delle sue caratteristiche base, alla luce dell’uso che potrebbe farne un imprenditore.

Proprio per aiutare e agevolare tutte le imprese a conoscere e ad utilizzare il Rating, ho creato un appuntamento speciale in cui ci incontreremo dal vivo e avremo l’opportunità di discutere nei dettagli di tutto ciò che riguarda il rating; l’appuntamento è il seguente (puoi vedere la locandina dell’evento gratuito nel seguente pdf): locandina workshop sul rating

Il Rating Aziendale: conosciamolo, usiamolo, miglioriamolo
Giovedì 1 dicembre alle ore 16
Nicotel Wellness, Via Gravina – Corato (BA)

E’ un Workshop teorico – pratico di approfondimento delle tematiche inerenti il rating aziendale per permettere alle imprese di comprendere e parlare la stessa lingua con cui le banche si rivolgono a loro.

La partecipazione è gratuita, si prega di confermare la presenza:
via mail a leone@studioleone.biz oppure allo 0803210033.

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Incentivi assunzioni lavoratori disoccupati e in mobilità: domande solo on-line

Dal 1 novembre 2011 le domande di incentivo per l’assunzione dei lavoratori disoccupati da almeno 24 mesi o iscritti nelle liste di mobilità possono essere richieste solo in modalità telematica.

In via preliminare le nuove richieste riguarderanno:

  • assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori disoccupati o in cassa integrazione straordinaria da almeno 24 mesi (L.407/90)
  • assunzioni a tempo indeterminato, a tempo determinato, nonché le proroghe e le trasformazioni a tempo indeterminato di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità (artt. 8 e 25 L. 223/91).

Una volta inviate, le richieste saranno controllate in modo automatico entro il giorno successivo a quello di inoltro, con aggiornamento della posizione anagrafica e contributiva del datore di lavoro.
Successivamente verranno effettuate verifiche dettagliate sulle dichiarazioni rese dal datore di lavoro sulla domanda.

Verranno quindi assegnati i codici autorizzazione 5N o 5Q a seconda dell’agevolazione richiesta.
In merito al contributo pari al 50% dell’indennità di mobilità residua che sarebbe spettata al lavoratore, viene precisato che le autorizzazioni e le comunicazioni del piano di fruizione, saranno rilasciate in un momento successivo.

Il flusso di lavoro pertanto dovrà essere:

  • acquisizione da parte del datore di lavoro del certificato attestante la disoccupazione o l’iscrizione alle liste di mobilità o gli appositi moduli di autocertificazione (SC66 – SC67)
  • invio nei termini delle comunicazioni tramite UNILAV
  • prima dell’invio del flusso Uniemens, trasmissione all’Inps della dichiarazione di responsabilità all’Inps con copia del documento di identità del lavoratore e copia del certificato di disoccupazione o iscrizione alle liste di mobilità ovvero delle autocertificazioni.

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Come contenere i costi del lavoro

Mi arrivano sovente richieste da parte di aziende con dipendenti che sempre più spesso si trovano a dover fare i conti con la gestione di un lavoro diventato sempre meno costante che alterna momenti di forte intensità lavorativa a momenti di forte calo della domanda.

Ne consegue che se da una parte la riduzione dell’attività lavorativa può in parte essere gestita con la messa in ferie di alcuni lavoratori o con la richiesta della cassa integrazione guadagni, dall’altra parte le punte di lavoro vengono per lo più gestite con la richiesta di straordinari con conseguente aumento dei costi di produzione.

Puntualmente mi trovo a ribadire che uno degli strumenti di più facile attuazione che permette di conciliare le esigenze delle imprese e dei lavoratori è spesso già disciplinato dalla maggior parte dei contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) con la regolamentazione di quelli che vengono definiti regimi di FLESSIBILITA’ del lavoro e con l’istituto delle BANCHE ORE degli straordinari.

Ma procediamo con ordine. Cos’è il regime della flessibilità del lavoro:

Per far fronte alle variazioni di intensità dell’attività lavorativa, l’azienda può realizzare diversi regimi di orario in particolari periodi dell’anno, con il superamento dell’orario contrattuale sino al limite delle 48 ore settimanali, per un massimo di un numero di ore annue stabilito dal CCNL.

A fronte del superamento dell’orario contrattuale, l’impresa corrisponde, in periodi di minore intensità lavorativa, una pari entità di ore di riduzione.

In altre parole le ore di straordinario che vengono prestate in un determinato periodo dell’anno non vengono pagate nel mese successivo ma utilizzate come permessi retribuiti in un momento di calo della domanda.
Le ore di straordinario accantonate maturano, tuttavia, una percentuale di maggiorazione che però è inferiore alla maggiorazione prevista per lo straordinario.

Cosa sono le banche ore dello straordinario:

Viene previsto che in alternativa al compenso per il lavoro straordinario il lavoratore possa optare per la fruizione di permessi retribuiti da usufruire in altri periodi dell’anno.
Si tratta di una importante previsione inserita nella maggior parte dei CCNL, che consente ai lavoratori dipendenti di coniugare le proprie esigenze, in termini di disponibilità di orario, con le esigenze determinate dai ritmi e dalle scadenze del lavoro.
Il meccanismo di fruizione dei riposi compensativi è simile a quello previsto per il regime della flessibilità ma la maggiorazione del costo orario è ulteriormente ridotta.
Si tratta in sostanza di due strumenti di semplice attuazione realizzabili con un apposito accordo individuale tra l’azienda ed il lavoratore.

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Liberalizzazione della professione forense: un vantaggio per il cliente

Oggi cerchiamo di comprendere come potrebbe cambiare la professione dell’Avvocato alla luce della paventata e temuta legge sulla liberalizzazione delle professioni e valutiamo i conseguenti vantaggi per il cliente che tale riforma produrrebbe.

Chi sostiene la liberalizzazione , ritiene superato il limite della non imprenditorialità delle professioni c.d. intellettuali. Pertanto spinge affinché il legislatore liberalizzi la creazione di società fra professionisti. Oltre che, ed è questo il dato più interessante, si aprano le maglie del marketing e del web marketing applicato alla professione forense. Il tutto renderebbe un sicuro guadagno anche ai clienti, che potrebbero usufruire di una consulenza molto più completa ed a 360°, non solo di carattere puramente legale.

Il rapporto fra avvocato e cliente, infatti, oggi è sempre più difficile. Questi oggi è molto più preparato grazie anche al web. Ed è in grado di sollevare critiche ed eccezioni anche alla luce di quanto avviene nel resto dell’Europa e del mondo.

L’avvocato ha oggi una grande occasione, qualificare la propria offerta con un’attenzione rivolta alla consulenza e alla soluzione delle controversie in maniera alternativa alla Giustizia, che deve rimanere extrema ratio per il cittadino moderno.

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Incentivi per l’assunzione di giovani genitori

Con la Circolare 115/2011, l’Inps ha reso note le modalità per l’iscrizione alla “Banca dati per l’occupazione dei giovani genitore” come previsto dal Decreto del 19 novembre 2010 Presidenza del Consiglio dei Ministri, e le modalità con le quali i datori di lavoro devono richiedere l’incentivo.

Il Decreto in oggetto ha previsto un incentivo economico a favore delle imprese private e delle società cooperative che assumono a tempo indeterminato soggetti di età non superiore ai 35 anni (36 anni meno un giorno), che siano genitori di figli minori, legittimi, naturali o adottivi, ovvero affidatari di minori, che abbiano un rapporto di lavoro precario (tempo determinato, somministrazione, intermittente, job sharing, co.co.pro, lavoro accessorio).

Il beneficio economico ha un valore massimo di € 5000,00 per ogni assunzione fino al limite di cinque assunzioni per singola impresa o società cooperativa ed è cumulabili con altri incentivi previsti dalle norme vigenti..

L’Inps specifica che il datore di lavoro deve richiedere il beneficio economico dopo aver effettuato l’assunzione del lavoratore iscritto alla Banca dati, utilizzando il modulo telematico presente sul sito internet dell’Istituto, Cassetto previdenziale Aziende, Istanze on line. Entro il giorno successivo all’invio dell’istanza, l’Inps effettuati i controlli automatizzati, attribuirà automaticamente il codice autorizzazione 4M, che assume significato di “Azienda autorizzata a fruire dell’incentivo per assunzione gioveni genitori DM 19 novembre 2010.
Una volta concesso, il beneficio è fruito tramite conguaglio nella dichiarazione Uniemens.

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Crescere in un mercato con domanda calante

Questa settimana vorrei soffermarmi su un tema molto attuale data la persistente crisi economica.
Come crescere in un mercato con domanda calante?

In un settore in declino ( reale o percepito ) i rivali più deboli abbandonano rapidamente. La competizione diminuisce e, a parità di condizioni, diminuisce anche la dimensione degli investimenti necessari per competere. Chi abbandona mette in vendita imprese e marchi a prezzi (relativamente) bassi e, in pratica, vende quote di mercato.
In presenza di queste condizioni, una politica aggressiva consiste nel conquistare la leadership del settore costringendo gli altri rivali ll’abbandono ed a porre le basi per mantenere o accrescere la redditività.

A tal fine si possono individuare una serie di azioni per costringere i rivali a lasciare o ritirarsi:

  • – comunicare chiaramente e diffusamente la volontà di essere leader;
  • – alzare le barriere di potenziali concorrenti riducendo i prezzi o investendo in pubblicità;
  • – occupare tutti i segmenti e le nicchie che abbiano un potenziale di crescita, al fine di chiudere varchi ai concorrenti;
  • – facilitare l’uscita dei rivali dal settore assumendo i loro contratti di lungo termine ( vendita) o fornendo loro prodotti;
  • – consolidare il mercato o segmenti di mercato con una marca che catalizzi la domanda ( in precedenza frammentata tra più marchi ) con economie di scala in marketing o produzione;
  • – acquistare quote di mercato e/o capacità produttiva dai rivali rendendo più facile il loro abbandono;
  • – evitare che imprese di altri settori dotate di risorse finanziarie entrino nel mercato acquistando a loro volta imprese.

Se queste mosse hanno successo, emergono due vantaggi: concorrenza ridotta e debole e fabbisogno di investimenti basso dopo le acquisizione nella prima fase.

Ovviamente, questo concetto va applicato e declinato in modalità diverse a seconda della dimensione, del settore e della localizzazione geografica dell’impresa; ma i principi cardine sono comuni a tutte le situazioni e le realtà in cui si verifichino le condizioni sopra citate.

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E se sparisse il collegio sindacale?

La newsletter completa la trovi nel video su Youtube al seguente link: http://www.youtube.com/watch?v=VWJvH182O8A

L’argomento di cui vi parlo oggi, purtroppo, è dello stesso tipo degli ultimi miei interventi e prende spunto dalla notizia che, nel decreto sullo sviluppo, ci sarà una radicale revisione della normativa riguardo al collegio dei revisori contabili (collegio sindacale) delle Srl e delle Spa.

Questo bisogna collegarlo inevitabilmente alle mie riflessioni che ormai da 2 mesi sto facendo sul futuro della professione del dottore commercialista, che puoi vedere sul sito www.ilnuovocommercialista.it o se preferisci www.lamortedelcommercialista.it.
Nelle mie previsioni, cioè nella mia vision futura della professione, la parte che riguardava il controllo legale dei conti e la parte che riguardava l’espletamento di incarichi giudiziari, veniva salvaguardata, cioè secondo me c’era un futuro per coloro che lavorano nelle revisioni contabili, nelle procedure concorsuali.

Ma, alla luce di questo ulteriore sviluppo normativo, debbo dire che le mie previsioni erano ottimistiche, nel senso che in futuro anche questa ulteriore fetta di mercato che ci consentiva di tenere in qualche modo elevato l’equilibrio economico dei nostri studi, verrà a mancare, mancando il collegio sindacale.

Leggi l’articolo completo al link: http://www.controlloaziendale.it/controllo-aziendale/e-se-sparisse-il-collegio-sindacale/

Perché gestire il lavoro con una cooperativa

Il mondo delle cooperative ha subito, nel corso degli ultimi anni, notevoli interventi legislativi tesi ad assimilare la disciplina fiscale e previdenziale dei soci lavoratori a quella dei lavoratori dipendenti delle più tradizionali forme d’impresa; ciononostante, sono ancora molte le agevolazioni, in termini di flessibilità nella gestione del lavoro ed in termini fiscali, che vengono riservate a tali organizzazioni.

Con la riforma del diritto societario, avvenuta nell’anno 2003, la disciplina delle cooperative è stata interamente riscritta; oggi le nuove cooperative sono suddivise in due grandi categorie: cooperative a “mutualità prevalente” (l’attività viene prevalentemente svolta in favore dei soci), alle quali sono riservate le agevolazioni fiscali; e le cooperative “diverse”, alle quali si applicano le regole previste per le società di capitali.

Le Cooperative possono poi essere suddivise in base alle finalità perseguite in:

1. cooperative di consumo
quando acquistano merci all’ingrosso per venderle ai soci e ai terzi a prezzi vantaggiosi;

2. cooperative di produzione e lavoro
quando producono beni e servizi; in questi casi i soci si sostituiscono agli imprenditori assumendo conseguentemente i vantaggi connessi alla gestione ma anche gli oneri ed i rischi d’impresa. Le cooperative di produzione e lavoro si possono ancora suddividere in: cooperative industriali, cooperative di lavoro e cooperative agricole.

3. cooperative edilizie
quando hanno come finalità quella di fornire ai soci abitazioni con prezzi favorevoli ed a condizioni di acquisto agevolate;

4. cooperative di credito
quando hanno come scopo quello di agevolare la concessione del credito ai singoli associati.

Tra i vantaggi più rilevanti che interessano direttamente le cooperative si segnala la possibilità di gestire la forza lavoro in modo maggiormente flessibile, un trattamento fiscale più favorevole con agevolazioni e minori tasse e la possibilità di accedere più agevolmente a forme di finanziamento.

Vantaggi che si riflettono anche sulle imprese che si avvalgono dell’opera prestata dai soci delle cooperative, perché magari affidano parte dei servizi o delle proprie lavorazioni all’esterno; vantaggi che si realizzano in termini di maggiore flessibilità nella gestione delle commesse di lavoro e di minori costi della forza lavoro.

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